Ringraziamenti

“Per te Mel mia, perché credi in me più di quanto io stessa faccia. E per quelli che, in qualche modo e a vario titolo, mi leggono e mi fanno compagnia.
Perchè un successo, seppur microscopico, è sempre una spinta ad andare avanti. E poi…Mel Mel, perché ti avevo promesso che l’avrei messo ;-)”

UN BUCO NELL’ANIMA

L’aveva intravista, forse un po’ per caso, mentre con una mano provava a spingere il carrello, gonfio di spesa, e con l’altra arrancava nella borsa alla ricerca delle chiavi. L’aveva evitato per un soffio, mancava poco che non gli distruggesse la fiancata dell’auto.
Maledette donne, si sorprese a pensare. Con astio spinse il carrello lontano e la vide. La vide davvero. Scarmigliata, affranta, affannata. Sembrava che portasse il peso del mondo intero sulle sue fragili spalle.
Delicata, questo le sembrò, delicata.
Percepì l’urgenza di doverla aiutare, proteggere, scaldare.
La vide agitarsi, in un sorriso tirato, sentì che provava, con voce rotta, ad infilare le sue scuse nel terribile misfatto che le sembrava di aver appena commesso.
Dio come avrebbe voluto fermarla, calmarla, abbracciarla, dirle che andava tutto bene, che poteva anche romperla, quella dannata macchina, perché al mondo nulla importava se non il suo sguardo sotto quelle splendide ciglia, sotto quella massa di capelli castani che le ricadevano, ad onde scarmigliate, tra le spalle e si poggiavano sulle braccia, sul collo.
Farfugliò qualcosa, lui, l’uomo deciso, quello “arrivato”, quello che disprezzava le inutili perdite di tempo e le persone indecise, imprecise.
Farfugliò due parole, si affrettò a dirle che andava tutto bene, che della macchina non gliene importava nulla e che, comunque,non l’aveva nemmeno sfiorata. Udì la sua voce arrancare su un terreno scosceso, uscirgli dal petto soffocata, esitante.
E lei lo guardò, di uno sguardo diretto, sincero, importante. Uno sguardo di quelli che bucano l’anima. E sorrise. Gli sorrise. E a lui sembrò di guardare il paradiso. Gli sembrò di essere arrivato in un posto nuovo, su una riva dove le onde si appoggiavano chiedendo permesso, dove il sole sorgeva baciando la luna e attendendola le lasciava, la sera, il suo posto nel cielo.
La sentì parlare. Sembrava un cinguettio sommesso, discreto, ma costante. Si giustificava, accusava la fretta, il frigorifero vuoto, la casa nuova che doveva essere pulita, la macchina che si nascondeva, le chiavi che non si trovavano. E la voce si rompeva, ancora, ancora e ancora, mentre provava a riavviarsi i capelli,a rassettarsi i vestiti. Vide quelle mani, quelle bellissime mani che tentavano disperatamente di lisciare le pieghe, di nascondere i difetti che solo lei poteva vedere, perché lei, di difetti, non ne aveva.
Non riuscì ad afferrare quello che gli accadde nel cuore. D’un tratto, il mondo, smise di girare. Era un tempo sospeso, un momento privato, un posto atteso e finalmente raggiunto. La guardò allontanarsi, e gli sembrò che il mondo perdesse colore, le spalle gli scivolarono in basso, le mani seguirono le braccia, stanche e provate. Non ebbe il tempo, non seppe reagire, lasciò che il carrello malconcio gli strappasse un pezzo di cuore, come un lembo di un abito rimasto impigliato in un rovo. E capì che l’amava. Per sempre e perdutamente, lui, l’amava.

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13 pensieri su “Ringraziamenti

  1. La vostra sofferenza è il rompersi del guscio
    che racchiude la vostra conoscenza.
    Come il nocciolo del frutto deve rompersi
    perché il suo cuore possa esporsi al sole,
    così voi dovete conoscere il dolore.
    E se voi sapeste custodire in cuore
    la meraviglia dei prodigi quotidiani della vita,
    la sofferenza non vi stupirebbe
    meno della gioia;
    e accogliereste le stagioni del vostro cuore,
    come avete sempre accolto
    quelle che passano sui campi.
    E vegliereste con serenità
    negli stessi inverni del vostro affanno.
    Kahlil Gibran

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