Caro ministro Bianchi…

“Siamo precari, Signor Ministro, e le parole perimetrano condizioni umane esistenziali”, ed aggiungo (io): 9 anni di università, studi, master e certificazioni, non sono valse e non varranno a nulla.

Condivido questa lettera. Da qui a pochi giorni saranno, di certo le mie stesse parole.
“Cronaca di una morte annunciata”. Saprebbe dirmi, lei, signor ministro, chi ha scritto questa meraviglia dello scibile umano?
Non credo.
Si faccia due domande. A crocette. Ah, e si accerti che il cavo VGA sia ben inserito. Nella lim ovviamente. Perché se quello è ben inserito, avremo una solida classe di discenti preparati. In alternativa solo un mucchio di persone che “sanno cos’è”. La rivoluzione del 2012 doveva portarci da conoscenze a competenze. A me sembra che abbiate bruciato anche i programmi dell’85. Siamo al 79, o giù di lì. Gentile non lo rispolveriamo perché mancano le infrastrutture. Ma tanto di che parlo? Nemmeno sa di cosa si sta discutendo.
Ad maiora, semper, a tutti i docenti. Quelli veri. Quelli che hanno una cultura e che si vedono svilito ogni giorno.

LETTERA DI UN’INSEGNANTE
Dal 14 marzo al 13 aprile si svolgono le prime prove scritte del concorso ordinario di scuola secondaria di primo e secondo grado. Un maxi concorso atteso da due anni e 33mila i posti messi a bando. La procedura prevede un’unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla, per accertare le conoscenze e competenze del candidato sulla disciplina della classe di concorso o tipologia di posto per la quale partecipa, nonché sull’informatica e sulla lingua inglese. La prova è valutata al massimo 100 punti ed è superata da coloro che conseguono il punteggio minimo di 70 punti. Il superamento di questa, fa accedere alla prova orale.
Martedì 22 marzo, classe di concorso A022. Mi è bastata una rapida scorsa delle domande per capire che ero su una folle giostra e che avrebbe vinto, forse, solo il più fortunato. Nozioni su nozioni, date, incipit, domande tendenziose, infide, inutilmente cavillose.
Mi rifiuto di essere giudicata secondo le modalità di un concorso meramente nozionistico.
Non sono una nozionista, sono un’insegnante.
Si richiede a noi docenti la conoscenza di un programma enciclopedico, oggettivamene impossibile da ricordare. Mettere a punto un concorso su tutto lo scibile umano in venti giorni vuol dire tentare un concorso e indovinare le risposte. La valutazione di conoscenze, corrispondenti ad anni di esami universitari, in 100 minuti attraverso 50 domande. Un concorso realmente teso ad accertare le conoscenze di noi docenti avrebbe dovuto fornire un congruo tempo di preparazione, e non la pubblicazione delle date a ridosso delle prove (il 23 febbraio la pubblicazione delle date, 3 settimane dopo si mette in moto la macchina concorsuale). Un concorso realmente teso ad accertare le conoscenze di noi docenti avrebbe dovuto avere un numero preciso di argomenti da valutare o batterie di domande sui singoli argomenti tematici. Mi sento presa in giro, offesa nella mia intelligenza e non perché io sia più intelligente di altri. È avvilente, umiliante, privo di ogni ragionevolezza.
La deluderò, Signor Ministro, ma la informo del fatto che nessuno di noi dispone di una scienza illimitata, semplicemente perché è impossibile. Per essere un’insegnante IDONEA e per rispondere alle domande dei quesiti di letteratura somministrati sotto forma di incipit e brevi frammenti estrapolati da opere, avrei dovuto conoscere tutte le opere di tutti gli autori della letteratura italiana, indistintamente, dalle origini al Novecento oltre alla conoscenza integrale e all’esegesi della Divina commedia.
Non ho questa pretesa di onniscienza, perché è impossibile.
Per essere un’insegnante IDONEA e per rispondere alle domande dei quesiti di storia avrei dovuto conoscere con dovizia di minuziosi particolari tutto il programma di storia da quella antica alla contemporaneità.
Non ho questa pretesa di onniscienza, perché è impossibile.

Accanto a letteratura e storia vi sono le altre discipline afferenti alla classe di concorso, ovvero tutte le conoscenze relative a geografia, grammatica, linguistica, educazione civica, informatica e inglese.
Non mi si venga a dire “avresti dovuto conoscerle, è quello per cui hai studiato e lavori”: lo contesto a gran voce perché il lavoro ad un certo punto della propria carriera diventa sempre più specialistico, non solo, si tratta di programmi che non tengono minimamente conto delle esigenze della realtà scolastica in cui si opera.
Non mi si venga a dire “sono passati due anni, avresti avuto tutto il tempo”, è un’alienazione del tutto scollata dalla realtà pure questa perché c’è un fattore determinante da considerare, per niente trascurabile, cioè l’importanza dell’aspetto metodologico legato al tempo: un conto è fare uno studio generalista, altro è lo studio applicato per il raggiungimento di un obiettivo all’interno di una precisa temporalità. Una tale diluizione, tra falsi avvisi e rimandi, in uno stato di totale sospensione, provoca inevitabilmente, e sfiderei chiunque, una perdita di concentrazione e in alcuni casi anche di motivazione, visto l’alto numero di assenteisti. Per questa ragione, per un concorso così atteso e di tale portata, mi sarei aspettata una maggiore serietà in tutto, anche nel preavviso.
Ditelo pure che era una prova preselettiva travestita da “unica prova scritta” pensata unicamente per scremare.
NON IDONEA all’insegnamento? No, si sbaglia signor Ministro, non sono idonea a svolgere un quiz, non sono idonea a questo sistema, non sono idonea a tanta poca serietà, non sono idonea a farmi prendere in giro.
È andata così per la stragrande maggioranza dei candidati, la percentuale di promozione è bassissima. Mi porrei qualche domanda, qualcosa nella prova non ha funzionato (o magari ha funzionato?!). Si continua con sadismo a giocare al massacro sulle spalle dei precari richiedendo conoscenze già valutate con opportuni esami universitari, dovrebbe bastare, o delegittimiamo pure l’Università?

Totalmente ignorati tutti gli aspetti pedagogici, attitudinali, emotivi dei candidati. Chiedetemi cosa faccio in una classe con un elevato numero di analfabeti funzionali, chiedetemi come li coinvolgo, cosa mi invento per suscitare in loro ogni santo giorno un barlume di curiosità. Chiedetemi perché hanno un irrefrenabile desiderio di essere ascoltati.
Una schiera di insegnanti ignoranti? Niente affatto, insegnanti che hanno alle spalle anni di insegnamento giudicati secondo un sistema aberrante e il colmo dell’aberrazione è il rientro in classe il giorno successivo: dopo essere stati giudicati non IDONEI per il concorso risultano però idonei all’insegnamento perché utili alle logiche di potere. Il problema c’è, è grande ma vince la deliberata volontà di mantenere in piedi un sistema totalmente schizofrenico. Nulla di cui stupirsi, il precariato porta un sacco di vantaggi allo Stato.
Mi rifiuto di appartenere a un sistema scolastico che recluta i suoi insegnanti in questo modo, non è un accertamento di conoscenze e competenze, è una ben studiata esclusione dettata da una precisa volontà politica.
Questa non è la mia scuola, non è la scuola che voglio: continuerò ogni giorno ad insegnare ai miei ragazzi il ragionamento, la comprensione delle dinamiche, dei processi e quanto sia inutile imparare in modo puramente mnemonico.
Questa non è la società che voglio: ogni giorno continuerò ad insegnare ai miei ragazzi quanto è importante non uniformarsi, avere un pensiero critico personale, manifestare, esprimere la propria opinione sempre e denunciare.
Questo non è il sistema politico che voglio, che mediocrizza e avvilisce l’istruzione, disistruisce e sostiene una scuola che non sa più educare e non sa più insegnare, che degrada e valuta attraverso test, che non pone tra le priorità la centralità della cultura che deve formare Uomini e Donne.
Siamo persone, non siamo numeri.
Siamo insegnanti, non siamo macchine.
Tre aspiranti su dieci sono over 40 a riprova della precarietà che si vive nel settore.
Siamo precari, Signor Ministro, e le parole perimetrano condizioni umane esistenziali. Bisogna averne lucida consapevolezza e riflettere sulle sudditanze e le strumentalizzazioni, di varia natura, che offendono la dignità di troppi. È ora di dire basta. Ognuno dovrebbe essere tutelato nella realizzazione di sé stesso, ma io e migliaia di docenti non ci sentiamo tutelati, siamo lavoratori e viene da pensare a quanto sia male inteso il principio per cui il lavoro e la stabilità lavorativa siano un diritto inviolabile fondamentale. Il lavoro, Signor Ministro, non è carità e non è nemmeno un privilegio.

Angela Vitale

Saluti a lei e a tutto il Ministero

(Maestra e professoressa) Nazaria.

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