Ti consiglio… un’emozione! Emo-recensioni di una lettrice appassionata.

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 “LA RAGAZZA DI FRONTE” di Margherita Oggero.

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“Ma l’amore senza passione com’è, ammesso che esista? Un sentimento ammansito dalla valeriana della melissa dalla escolzia o dalle benzodiazepine? Un bicchiere d’acqua con le bollicine, ma non troppe, tipo Ferrarelle?”

Libro strano, questo della Oggero.

Ben scritto. Ben raccontato. Fluido. Una lettura piacevole e che riesce a risolversi nell’arco di una giornata.

Non brilla, ma non va via.

Si insinua.

La storia, silenziosa, di uno spaccato di vita quotidiano che si rincorre negli anni. Una famiglia meridionale salita al nord che si incontra e si scontra con la Torino bene, ma, anche qui, niente di eclatante.

E’ la storia di un amore?. Non saprei dirlo. Certo si risolve con un lieto fine, ma non è quello che cattura il lettore. Credo sia un racconto, modulato su basse frequenze, di una storia, a tratti quasi banale, che potrebbe essere quella di chiunque. Come quando si risponde monocorde alla domanda “ma poi xxxx che fine ha fatto?”.

E tu racconti. Senza slanci.

Ne fai un RESOCONTO.

Un resoconto un po’ triste ed un po’ amaro, con qualche sprazzo di allegria.

In fondo è la storia di una donna che attraversa i suoi(pochi) anni, si illude e disillude, va avanti, non cerca ed alla fine, forse, trova se stessa.

Fa pace con se stessa.


FOLLIA” di Patrick Mcgrath

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“Lei sentì di aver distintamente di fronte lo psichiatra, non l’uomo (…) fu allora, in quel preciso momento, che diventò il suo nemico. Aveva capito che, se avesse abbassato la guardia, lo avrebbe fatto a suo rischio e pericolo”

Praticamente impossibile venirne fuori. Interrompere la lettura, rimandare.

Il processo di identificazione con uno dei personaggi è ovvio, scontato, a tratti quasi banale.
Se ne trova almeno uno che ci somigli, o con cui simpatizziamo, o che troviamo intollerabile.
La penna di McGrath è struggente, graffiante, incisiva, invadente.
I riferimenti psichiatrici rivelano uno studio della materia che va ben oltre la semplice acquisizione osmotica che ci si potrebbe attendere dal figlio di un grande psichiatra.
Stella è una donna eppure è tutte le donne.
Bellissima e dall’apparente fragilità, in lei si dipana il filo del dubbio, la capacità di mettere in discussione ogni cosa, dallo status sociale, al ruolo di moglie a quello, cosa atavicamente  inaccettabile, di madre.
Un filo che le si attorciglia addosso, pitone affamato della sua stessa anima.
Intorno a lei ruota un universo di figure maschile che è, insieme, molti uomini eppure uno solo.
L’amante, l’amico, il medico, il confidente, il messaggero.
Stella è l’incarnazione dell’amore e la descrizione della sua devastante potenza.
La domanda, a tratti retorica, che emerge dalla lettura di questo libro è: a cosa si è disposti a rinunciare pur di soddisfare una pulsione amorosa?
E cosa è, in fondo, la follia?
Certo non pazzia. E McGrath ce lo insegna, con una potenza devastante.
Riemergerete da questo libro abbacinati, disturbati.
Probabilmente ne troverete traccia nei sogni.
Sogni foschi e dalle tinte color grafite. Quelle stesse che Mc Grath riesce a cucire addosso al lettore, che ne risulta quasi infastidito, e annaspa alla ricerca di luce.
Superlativo.

LA STANZA D’ALBERGO di Raffaele Rubino

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Le stanze d’albergo. Luoghi ameni in cui soggiornare, senza mai abitare.

Luoghi da osservare senza doversi mai impegnare a vovere. Piccole sale d’attesa di se stessi, in cui alienare le proprie esistenze.

Raul e Olga.

Raul e Giusy.

Raul e Vanessa.

Raul e Aurora.

Personalità poliedrica, Raul. Attraversa la vita come fosse un lungo corridoio d’albergo. Le donne come stanze. Ogni porta un pezzo di se. Ognuna di queste, aperta o chiusa, una sfaccettatura di se. Ogni incontro un brandello di carne e cuore.

Costruzione e decostruzione, analisi introspettiva di uomo sufficientemente consapevole di se da ricercarsi, talvolta antiteticamente, in chi è altro da se.

La carnalità, la passione, la schiettezza talvolta ai limiti con cui l’autore racconta il protagonista, descrivono con precisione certosina un’anima in cerca si se stessa, attraverso l’esplorazione dell’altro.

Stile pulito, lettura semplice, ma che sedimenta e che racconta un’animo, quello dell’autore,’sensibile alla vita ed ai suoi accadimenti.

Ricercati gli inserti poetici, frutto della parte più profonda dello scrittori, antitetici anch’essi, com Raul, ma che impreziosiscono il tessuto letterario del libro donandoci un ricordo da custodire.

Consigliato.


Il ritmo del silenzio

Otello Marcacci

[…] se in qualche modo questo romanzo ti ha dato qualcosa lo devi ripagare. […] prendi il tuo cellulare e, sfogliando tra la rubrica, vai a trovare il numero di quel tuo vecchio amico che non chiami da tempo. Troppo tempo.

O. Marcacci

Ho letto questo libro un pò per caso e un pò per curiosità.
In genere sono i libri che mi chiamano, e non viceversa. Non lasciatevi fuorviare dalla citazione, non è un libro sull’amicizia in senso stresso, vale a dire che non abbiamo di fronte un trattato sull’amicizia, ma questo, in qualche modo, la CELEBRA. La cosa più straordinaria è che la citazione io l’abbia presa dai ringraziamenti dell’autore.
Ringraziamenti che ho trovato essere tra i più lunghi mai letti ( e, modestamente, annovero diverse letture nella mia vita). Mi ha colpito la capacità di questo autore di parlare dritto al cuore ed alla mente del lettore, al punto da suggerire cosa fare dopo aver letto il libro.
Quantomeno istrionico, non trovate? Di quegli autori da chiamare dopo averli letti, come diceva il buon vecchio Salinger, e starci a parlare tutta la notte.
Ma veniamo a noi.
Perchè leggerlo.
Intanto perchè si fa leggere.
La scrittura è scorrevole, senza orpelli, scevra di ridondanze e con una dose ben calibrata di morsi all’anima ( che è quello che cerco io, in un libro) ed è schietta.

Sembra di sedere accanto a qualcuno che ti racconta una storia mentre è affaccendato a fare altro.

Poi perché il silenzio andrebbe sempre indagato ed a maggior ragione perché il costante andi-rivieni nel tempo fa assomigliare questo libro più ad un testo di letteratura di viaggio ( psichedelico magari) , che ad un thriller ( come viene, erroneamente a mio avviso, catalogato).

In ultimo perché la storia, che secondo me ha tanto di autobiografico, parla di tutti noi.

Io l’ho letto come la storia dell’impatto della realtà sulle nostre vite, la caduta delle illusioni e l’inevitabile punto di svolta che ci porta a dover maturare, a rinunciare ad una determinata visione dei propri sogni e a calibrare nuovamente le proprie aspettative.

Ma NON È un romanzo sulla rinuncia. Anzi. È un romanzo che invita alla presa visione di se stessi.
Situazioni e sensazioni talmente comuni e REALI da risultare, alle volte, quasi banali.

Ma chi mi conosce sa che la banalità è, per me, il senso stesso della vita.
Solo chi ne sa parlare con coerenza, competenza ed estrema sensibilità può, in qualche modo, sperare di poter dire, un giorno, ” ho capito qualcosa di questa vita”

DA LEGGERE
ASSOLUTAMENTE

Il ritmo del silenzio


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Consigliatissimo…leggete “Cinquanta sfumature di grigio”…ma per l’amor di dio non vi soffermate solo sulle decrizioni dettagliate…andate oltre…scandagliate il genere umano, le interazioni fra esseri… valutate l’astratto e traetene il profitto di una visione quantomeno distaccatamente atipica dell’interazione umana…

Cinquanta sfumature di Grigio


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Alcuni libri non hanno bisogno di commenti…
Io di questo libro ricordo anche la carta regalo rossa ed il pomeriggio in cui l’ho ricevuto…
Ho avuto la fortuna nella vita di avere per amico, in un determinato tempo, un grande lettore, una persona che ha accentuato la mia passione per i libri…
Questo libro ha il profumo dei miei 15 anni e li rappresenta… Ha il profumo di un maggio strepitoso… Che mi ha portata ad oggi…
Non ha bisogno di introduzioni…
VA LETTO…

Sulla strada


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CONSIGLIATISSIMO…

“Già da lontano intuì che stava sfoderando le spine, e con saggezza sottile, che lasciò stupita Orah, non si arrampicò sul letto, ma si sedette cauto e sommesso sulla sedia accanto a lei, e rimase in attesa.”

È una danza quella che accompagna il lettore tra le pagine di questo libro.
Tra i principali attori, Orah, Avram, Ilan si creano e si disfano amore, amicizia, vita.
Nel racconto sofferto di una Palestina sempre vessata da venti di guerra, Orah ci guida nella storia di una amicizia che ha saputo generare due amori, molto distinti e distanti, eppure assolutamente complementari.
Impossibile non innamorarsi di questo libro, di questa scrittura così viva, quasi un sussurro a se stessi, che lascia nell’anima una struggente nostalgia.
A un cerbiatto somiglia il mio amore


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VIA DEI LADRI – MATHIAS ENARD

Ho letto questo libro su consiglio di un amico, al quale ne avevo chiesto uno che ” restasse nell’anima”.
Mai attuale come in questo momento, il libro è il racconto di quello che stiamo vivendo.
Dalla Primavera Araba, alla Spagna degli Indignati, il marocchino ventenne Lakdhar, clandestino tra due mondi, ci mostra speranze, sogni e solitudini con un dolce-amaro Mediterraneo a far da sfondo.
La scrittura è veloce, asciutta, a tratti quasi rude.
È un viaggio nella violenza, nella sopraffazione e nell’estremo tentativo di spiegarne, in qualche modo, le motivazioni.
Amaro l’epilogo, degno di nota l’insegnamento: ” non c’è nulla da spiegare, nella violenza”.
DA LEGGERE. ASSOLUTAMENTE. TROVERÀ UN POSTO NELLA VOSTRA ANIMA.

Via dei ladri

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32 pensieri su “Ti consiglio… un’emozione! Emo-recensioni di una lettrice appassionata.

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  3. eccoci, non sono un bravo lettore anzi tutt’altro
    sono un eterno monello che prende dalla vita ciò che serve al momento
    amo la conoscenza e confesso che alcuni libri ogni tanto li leggo
    mi piacciono le poesie pensando che da ragazzo le odiavo
    se dovessi scegliere mi incuriosisce il primo… “la ragazza di fronte”
    altro leggerei 60 sfumature di grigio, amo il genere erotico /passionale
    ecco .. un saluto a presto
    che fa un caldo bestiale ………………………..

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  4. Un po’ di libri. Le 50 sfumature le lascio perdere. Non mi hanno mai attirato. La Oggero? Ho letto la collega tatuata e mi è piaciuto. Poi basta. Non so se quello che consigli mi attiri. Keruac è un mito. Per gli altri ci devo pensare. Qualcuno mi attira, altri no.

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  5. Dei libri di cui parli ne conosco due, Il ritmo del silenzio e 50 Sfumature e mi sono piaciute entrambe le tue recensioni 🙂
    Il primo, beh, è bellissimo e mi ha colpita molto. Ha di incredibile il fatto che le immagini e le scene ti restano dentro impresse, anche a distanza di tempo, come dici tu perché ci sono molte situazioni reali, ma la particolarità è appunto il “come” sono scritte. E questo fa la differenza.
    Il secondo… sai che credo in tutto sei la seconda persona che sento parlare così di quel libro. Io ho appena finito di leggere il terzo e per quanto la scrittura (che pare non sia nemmeno della James stessa) sia discutibile e molte volte si ha la sensazione che gli avvenimenti si susseguano così, tanto per allungare il brodo e messi alla meglio, ha di bello che ti incuriosisce, almeno il che ti guida fino alla fine della storia… E poi più di tutto mi attiravano le dinamiche tra i due personaggi, il modo in cui entrambi hanno sondato e spinto più in là i propri limiti per riuscire ad accogliere nella propria vita una persona tanto diversa ma spiazzante, che ti fa mettere in discussione tutto…
    Perdona lo sproloquio!

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      • Riconfermo il “caro”. Non è un buon periodo. Si nota? Ti sei accorto del silenzio. Credo sia fondamentale leggere i silenzi delle persone. Ma lo sanno fare in pochi. Io li odio, i silenzi, proprio perché dicono più di quanto debbano.
        Il film non l’ho visto. Non riesco mai a trovare un film che sia all’altezza di un buon libro.

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      • Cara. Ed è una “cara” che nasce da un affetto e al tempo stesso da un sentimento di impotenza, perché vorrei che il tuo silenzio fosse sostituito da un post tipo: “Ho incontrato una persona, mi sono innamorata. Mi spiace amici e amiche blogger, non scriverò più.”
        Lo so, detto così sembra quasi un azzardo. La vedi grigia. Ma siamo tutti sulle sfumature di grigio e purtroppo non sono quelle intriganti della trilogia. Di problemi ce n’è tanti. Ma non credi che siamo anche noi che non ce ne facciamo mancare uno?
        Il tuo sorriso sarebbe per qualunque uomo – degno di tale appellativo – un regalo bellissimo. In che altro modo devo spiegartelo?

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      • Spero di poterlo scrivere un giorno. Magari davvero l’amore spazza via i pensieri tristi, le sensazioni cupe, la malinconia di una domenica pomeriggio da sola. Forse. Non lo so.
        Sul mio sorriso, beh… Sai che a dispetto di quanto traspare e delle mille e più lacrime, sono una che ama ridere e che in tanti ritengono divertente?

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      • Non ho dubbi. So leggere tra le righe, sai?
        Però Nazaria non mi piace come ti chiudi. Non so magari lo fai solo con il blog e nella vita “reale” non accade. In ogni caso, apriti. Sperimenta. Esplora. Magari sbaglierai di nuovo ma a questo punto cosa hai da perdere?
        Lo so che ci sono situazioni che ti inaridiscono, che ti tolgono tutto, che ti svuotano. Non ridere, ma è ciò che ho vissuto anche io, sulla mia pelle e in un momento della mia vita in cui, teoricamente, il romanticismo e le passioni dovrebbero essere solo cari ricordi.
        Tu che sei giovane (e tralascio le altre qualità) hai tanta, tanta, tanta, vita davanti. Perché chiuderti così?

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