12 dicembre 1998

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Io e i miei 17 anni.
Parole, emozioni e sensazioni di molti, forse troppi anni fa.
Molte le cose cambiate, da quei giorni ad oggi.
Io resto, tuttavia, uguale.
Sogni, desideri, passioni. Me stessa che si riversava e si riversa nelle parole.
Questo è un tributo a me stessa, un regalo a quello che sono riuscita a NON DIVENTARE e che tuttavia inseguo ancora. Uno sguardo nostalgico ad una ragazzina e alle parole che hanno sempre accompagnato le mie giornate. Perché, LORO, ci sono sempre state.


Sta piovendo e questa mattina è ancora buio.
La luce non taglia le nuvole, che sono dense, e basse come coperte d’inverno. Il vento filtra lento tra finestre che il cielo disegna, crea e distrugge, nella coltre bassa dei nembi che lo accompagnano.
La strada si impregna dei vapori della notte, mentre da lontano i rumori provano a giungere, sfocati. È come un rumoreggiare sottile di acqua che gorgoglia acciottolandosi tra spruzzi di vento e risacca.
I volti intorno a me, in questo buco di mondo in cui sono, dormono ancora di sogni lontani. Nell’aria è forte il profumo del caffè.
Il pigiama ripiegato sul letto, la canzone che gira in mente, le scarpe pronte per andare, uscire nella città che sembra deserta.
Ombrelli che passano, tacchi sulla strada.
Il sabato mattina che si sveglia, cupo, per morire tra qualche ora tra le braccia di un buio forse rischiarato da qualche timida stella.
Nazaria, 12 dicembre 1998.