pensieri

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Il fatto è che sono carente nella visione d’insieme primaria… non mi è immediata… Ricostruisco il tutto da un nulla… Ma è lì che rimango incagliata… Ed è da lì che riparto, il guizzo dietro al particolare… È quello che mi affascina delle persone, della natura umana… Il movimento stanco di una mano, un certo modo di trascinare una parola, o come uno lega le scarpe, partendo da un nodo e sfruttando un unico laccio blu per scarpa… Sono quelli i particolari che mi fregano, e, a ritroso, parto per la mia personale interpretazione del quadro che ho davanti… con enorme, immensa e profonda soddisfazione…

A mia sorella…

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Piccola Mel Mel,
ogni tanto mi viene da parlare con te attraverso un foglio di carta, e forse sei l’unica per cui la mia penna si muove ancora….
Ho perso tanto di me in questi anni, che alle volte fatico a ritrovarmi, a ricordare quei tempi in cui io e te uscivamo per fare le brutte figure e riderci su….
La vita con noi è stata un pò dura, ci ha regalato attimi eterni che poi sono rimasti solo attimi, con l’amaro dubbio che fosse solo un sogno…
E ogni volta, con le unghie, abbiamo risalito la china delle nostre sconfitte, per tornare a splendere ancora…
Tante volte guardo te, guardo me, gli occhi che portano segni profondi, dolori di anni che altri avrebbero conosciuto solo con molti anni…
E noi…. Con il nostro misero bagaglio di tempo, colmo e ricolmo di istanti, ci facciamo largo in questo mondo un pó stretto e un pó largo…
Ma poi….ogni tanto…. la tua bocca si apre in un largo sorriso, una risata, che viene dai tuoi sconfinati mondi profondi, si fa largo tra la crosta del quotidiano e squassa tutto, con una deflagrazione tuonante…
Allora sento sulla pelle la MIA pelle, piccola Mel, e vorrei darti tutto il mondo tra le mani…
tra le tue piccole mani…
Vorrei essere felice per me e per te, vorrei dirti mille cose..
Regalarti una emozione…
Ma gli anni hanno reso forte anche te, come la terra bruciata dal sole.
E allora capisco che forse sarai tu a regalare un giorno a me il mondo e a metterlo nelle mie grandi mani sognatrici…
Sei qualcosa di più di un legame di sangue.
Sei qualcosa di viscerale, di totale, di globale per me…
Mi affascini, mi fai vibrare, arrabbiare.
Mi fai sentire sconfitta e gigante.
Mi guardi e mi penetri.
Anni di vita tra noi e mai un grazie…
Perchè, tra di noi, non sei la sola a non saper stare senza di me…
Grazie.
A te.
Di non avermi MAI lasciata… negli enormi spazi vuoto della mia vita.

A Gazan girl

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Questa mattina, scorrendo Facebook , ho trovato questa foto.
Anzi credo che sia lei che abbia trovato me.
Meravigliosamente struggente e dolorosa.
Difficilmente lascio un “mi piace” a cose di questo genere.
Temo di banalizzarle.
Mi limito ad ammirare chi ha la CONOSCENZA ed il coraggio di pubblicarle con cognizione di causa.
Ma quella ragazzina che raccoglieva i libri mi ha presa subito per mano.
Ed é stato come se i chilometri si azzerassero e non ci fosse più un qui ed un là.
Ho sentito nel naso la polvere, nelle orecchie il rumore di chi cammina sulle macerie e i battiti del cuore accelerati.
20 giorni. 1032 morti stimati.
Per non fare statistiche banali, ogni ora muoiono due persone o poco più. Ed il numero è destinato a crescere, a mio avviso.
Quello che mi sconvolge è quanto, in questo conflitto, si applichi in maniera sistematica il concetto di ingroup ed outgroup tanto caro alla psicologia sociale. In relazione all’out-group, al rifiuto delle norme e dei valori che lo caratterizzano, l’in-group diventa parametro di riferimento per i comportamenti dei membri.
Quasi come se, in un certo qual modo, quelle persone avessero meritato il loro destino e noi non potessimo fare altro che compiacerci del nostro finto coinvolgimento emotivo.
Sospetto che ci portiamo dietro il retaggio culturale fascista dell’orticello da coltivare e dal quale attingere le risorse e le risposte alla nostra esistenza e il bias di sistema insito nell’essere umano per il quale ci deve SEMPRE essere uno squilibrio tra le parti.
Tutto questo, peró, si scontra fortemente con il processo di globalizzazione che forse, più per emulazione Americana, che per profonda convinzione, abbiamo fortemente voluto.
Nel nostro ingroup si esplica fortemente il processo di rimozione.
È un istinto di auto conservazione.
La mente cancella quello ci ferisce, nell’ottica di una spinta evoluzionistica positiva.
Ma credo che il Darwinismo puro l’avremmo dovuto abbandonare giusto qualche anno fa, dirigerci verso un concetto più ampio di essere umano.
Loro sono come noi.
Noi siamo come loro.
Nessuna ragazzina dovrebbe avere quella fierezza nello sguardo mentre raccoglie scampoli preziosi della sua vita.
Noi, questo, non lo capiremo mai.

leggere

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Leggere per me è come affacciarsi da una finestra aperta su una quartiere poliedrico, popoloso e forse anche popolare.
Si sviluppa in me il gusto dell’immaginare cosa si cela dietro ogni volto, ogni storia, ogni passo trascinato nel mondo.
Potrei starci ore, a quella finestra, senza stancarmi, senza annoiarmi, immedesimandomi in ogni singolo battito che percepisco nell’aria.
Leggere è un esercizio di vita, di logica.
Leggere per me è come trovare la strada, o lo strumento giusto per affrontare le cose.
Leggo da che ho memoria ed ogni storia lascia in me un segno, un nuovo mondo.
Che costruisce il mio, di mondo.
Ed io sono io e tutte quelle persone insieme. Sono le loro storie, sono le loro vite.
È come guardare la luce che passa attraverso un prisma e si scompone in un meraviglioso arcobaleno.
I libri sono la mia ancora nel mondo, la mano sempre tesa a sconfiggere le mie malinconie…
Nei libri mi perdo e mi ritrovo… Le parole mi calmano, mi placano, mi fanno sentire le vibrazioni della mia anima complicata….
È come se qualcuno prendesse del cemento e chiudesse le falle della mia anima per riconsegnarmi,
almeno per quegli istanti, una me stessa perfetta.
I libri mi rendono felice e non mi fanno sentire sola.