Positivamente….auguri

Non potevo di certo mancare negli auguri.

Perché voi meritate e necessitate del mio tempo, non foss’altro per quanto ne date a me.

Ne ho pochissimo, perché io e la saturazione siamo due concetti astratti e divergenti in questi giorni.

Siamo caduti in 4 su 4 sotto la scure del covid (con tre dosi noi adulti). Pesantissimo. Non critico i no vax, ma a questo punto mi vorrei sedere con loro a farlo riflettere.

5 giorni dall’inizio vedo solo peggioramenti e, quel che è peggio vedo peggiorare la mia famiglia, mia figlia inclusa.

E qui vi racconterò. 

Per quel bisogno di catarsi che mi necessità dentro. 

Per ora, quindi, positivi auguri.

Buona Pasqua Santa a tutti e speriamo che sia davvero l’ultima chiusi dentro, soprattutto in queste condizioni 😜

Caro ministro Bianchi…

“Siamo precari, Signor Ministro, e le parole perimetrano condizioni umane esistenziali”, ed aggiungo (io): 9 anni di università, studi, master e certificazioni, non sono valse e non varranno a nulla.

Condivido questa lettera. Da qui a pochi giorni saranno, di certo le mie stesse parole.
“Cronaca di una morte annunciata”. Saprebbe dirmi, lei, signor ministro, chi ha scritto questa meraviglia dello scibile umano?
Non credo.
Si faccia due domande. A crocette. Ah, e si accerti che il cavo VGA sia ben inserito. Nella lim ovviamente. Perché se quello è ben inserito, avremo una solida classe di discenti preparati. In alternativa solo un mucchio di persone che “sanno cos’è”. La rivoluzione del 2012 doveva portarci da conoscenze a competenze. A me sembra che abbiate bruciato anche i programmi dell’85. Siamo al 79, o giù di lì. Gentile non lo rispolveriamo perché mancano le infrastrutture. Ma tanto di che parlo? Nemmeno sa di cosa si sta discutendo.
Ad maiora, semper, a tutti i docenti. Quelli veri. Quelli che hanno una cultura e che si vedono svilito ogni giorno.

LETTERA DI UN’INSEGNANTE
Dal 14 marzo al 13 aprile si svolgono le prime prove scritte del concorso ordinario di scuola secondaria di primo e secondo grado. Un maxi concorso atteso da due anni e 33mila i posti messi a bando. La procedura prevede un’unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla, per accertare le conoscenze e competenze del candidato sulla disciplina della classe di concorso o tipologia di posto per la quale partecipa, nonché sull’informatica e sulla lingua inglese. La prova è valutata al massimo 100 punti ed è superata da coloro che conseguono il punteggio minimo di 70 punti. Il superamento di questa, fa accedere alla prova orale.
Martedì 22 marzo, classe di concorso A022. Mi è bastata una rapida scorsa delle domande per capire che ero su una folle giostra e che avrebbe vinto, forse, solo il più fortunato. Nozioni su nozioni, date, incipit, domande tendenziose, infide, inutilmente cavillose.
Mi rifiuto di essere giudicata secondo le modalità di un concorso meramente nozionistico.
Non sono una nozionista, sono un’insegnante.
Si richiede a noi docenti la conoscenza di un programma enciclopedico, oggettivamene impossibile da ricordare. Mettere a punto un concorso su tutto lo scibile umano in venti giorni vuol dire tentare un concorso e indovinare le risposte. La valutazione di conoscenze, corrispondenti ad anni di esami universitari, in 100 minuti attraverso 50 domande. Un concorso realmente teso ad accertare le conoscenze di noi docenti avrebbe dovuto fornire un congruo tempo di preparazione, e non la pubblicazione delle date a ridosso delle prove (il 23 febbraio la pubblicazione delle date, 3 settimane dopo si mette in moto la macchina concorsuale). Un concorso realmente teso ad accertare le conoscenze di noi docenti avrebbe dovuto avere un numero preciso di argomenti da valutare o batterie di domande sui singoli argomenti tematici. Mi sento presa in giro, offesa nella mia intelligenza e non perché io sia più intelligente di altri. È avvilente, umiliante, privo di ogni ragionevolezza.
La deluderò, Signor Ministro, ma la informo del fatto che nessuno di noi dispone di una scienza illimitata, semplicemente perché è impossibile. Per essere un’insegnante IDONEA e per rispondere alle domande dei quesiti di letteratura somministrati sotto forma di incipit e brevi frammenti estrapolati da opere, avrei dovuto conoscere tutte le opere di tutti gli autori della letteratura italiana, indistintamente, dalle origini al Novecento oltre alla conoscenza integrale e all’esegesi della Divina commedia.
Non ho questa pretesa di onniscienza, perché è impossibile.
Per essere un’insegnante IDONEA e per rispondere alle domande dei quesiti di storia avrei dovuto conoscere con dovizia di minuziosi particolari tutto il programma di storia da quella antica alla contemporaneità.
Non ho questa pretesa di onniscienza, perché è impossibile.

Accanto a letteratura e storia vi sono le altre discipline afferenti alla classe di concorso, ovvero tutte le conoscenze relative a geografia, grammatica, linguistica, educazione civica, informatica e inglese.
Non mi si venga a dire “avresti dovuto conoscerle, è quello per cui hai studiato e lavori”: lo contesto a gran voce perché il lavoro ad un certo punto della propria carriera diventa sempre più specialistico, non solo, si tratta di programmi che non tengono minimamente conto delle esigenze della realtà scolastica in cui si opera.
Non mi si venga a dire “sono passati due anni, avresti avuto tutto il tempo”, è un’alienazione del tutto scollata dalla realtà pure questa perché c’è un fattore determinante da considerare, per niente trascurabile, cioè l’importanza dell’aspetto metodologico legato al tempo: un conto è fare uno studio generalista, altro è lo studio applicato per il raggiungimento di un obiettivo all’interno di una precisa temporalità. Una tale diluizione, tra falsi avvisi e rimandi, in uno stato di totale sospensione, provoca inevitabilmente, e sfiderei chiunque, una perdita di concentrazione e in alcuni casi anche di motivazione, visto l’alto numero di assenteisti. Per questa ragione, per un concorso così atteso e di tale portata, mi sarei aspettata una maggiore serietà in tutto, anche nel preavviso.
Ditelo pure che era una prova preselettiva travestita da “unica prova scritta” pensata unicamente per scremare.
NON IDONEA all’insegnamento? No, si sbaglia signor Ministro, non sono idonea a svolgere un quiz, non sono idonea a questo sistema, non sono idonea a tanta poca serietà, non sono idonea a farmi prendere in giro.
È andata così per la stragrande maggioranza dei candidati, la percentuale di promozione è bassissima. Mi porrei qualche domanda, qualcosa nella prova non ha funzionato (o magari ha funzionato?!). Si continua con sadismo a giocare al massacro sulle spalle dei precari richiedendo conoscenze già valutate con opportuni esami universitari, dovrebbe bastare, o delegittimiamo pure l’Università?

Totalmente ignorati tutti gli aspetti pedagogici, attitudinali, emotivi dei candidati. Chiedetemi cosa faccio in una classe con un elevato numero di analfabeti funzionali, chiedetemi come li coinvolgo, cosa mi invento per suscitare in loro ogni santo giorno un barlume di curiosità. Chiedetemi perché hanno un irrefrenabile desiderio di essere ascoltati.
Una schiera di insegnanti ignoranti? Niente affatto, insegnanti che hanno alle spalle anni di insegnamento giudicati secondo un sistema aberrante e il colmo dell’aberrazione è il rientro in classe il giorno successivo: dopo essere stati giudicati non IDONEI per il concorso risultano però idonei all’insegnamento perché utili alle logiche di potere. Il problema c’è, è grande ma vince la deliberata volontà di mantenere in piedi un sistema totalmente schizofrenico. Nulla di cui stupirsi, il precariato porta un sacco di vantaggi allo Stato.
Mi rifiuto di appartenere a un sistema scolastico che recluta i suoi insegnanti in questo modo, non è un accertamento di conoscenze e competenze, è una ben studiata esclusione dettata da una precisa volontà politica.
Questa non è la mia scuola, non è la scuola che voglio: continuerò ogni giorno ad insegnare ai miei ragazzi il ragionamento, la comprensione delle dinamiche, dei processi e quanto sia inutile imparare in modo puramente mnemonico.
Questa non è la società che voglio: ogni giorno continuerò ad insegnare ai miei ragazzi quanto è importante non uniformarsi, avere un pensiero critico personale, manifestare, esprimere la propria opinione sempre e denunciare.
Questo non è il sistema politico che voglio, che mediocrizza e avvilisce l’istruzione, disistruisce e sostiene una scuola che non sa più educare e non sa più insegnare, che degrada e valuta attraverso test, che non pone tra le priorità la centralità della cultura che deve formare Uomini e Donne.
Siamo persone, non siamo numeri.
Siamo insegnanti, non siamo macchine.
Tre aspiranti su dieci sono over 40 a riprova della precarietà che si vive nel settore.
Siamo precari, Signor Ministro, e le parole perimetrano condizioni umane esistenziali. Bisogna averne lucida consapevolezza e riflettere sulle sudditanze e le strumentalizzazioni, di varia natura, che offendono la dignità di troppi. È ora di dire basta. Ognuno dovrebbe essere tutelato nella realizzazione di sé stesso, ma io e migliaia di docenti non ci sentiamo tutelati, siamo lavoratori e viene da pensare a quanto sia male inteso il principio per cui il lavoro e la stabilità lavorativa siano un diritto inviolabile fondamentale. Il lavoro, Signor Ministro, non è carità e non è nemmeno un privilegio.

Angela Vitale

Saluti a lei e a tutto il Ministero

(Maestra e professoressa) Nazaria.

Donne

Donne piccole come stelle
C’è qualcuno, le vuole belle
Donna solo per qualche giorno
Poi ti trattano come un porno

Donne piccole e violentate
Molte quelle delle borgate
Ma quegli uomini sono duri
Quelli godono come muli

Donna come l’acqua di mare
Chi si bagna vuole anche il sole
Chi la vuole per una notte
C’è chi invece la prende a botte

Donna come un mazzo di fiori
Quando è sola ti fanno fuori
Donna, cosa succederà
Quando a casa non tornerai?

Donna, fatti saltare addosso
In quella strada nessuno passa
Donna, fatti legare al palo
E le tue mani ti fanno male

Donna che non sente dolore
Quando il freddo gli arriva al cuore
Quello ormai non ha più tempo
E se n’è andato soffiando il vento

Donna come l’acqua di mare
Chi si bagna vuole anche il sole
Chi la vuole per una notte
E c’è chi invece la prende a botte

Donna, donna come un mazzo di fiori
Quando è sola ti fanno fuori
Donna, cosa succederà
Quando a casa non tornerai?

Donna come l’acqua di mare
Chi si bagna vuole anche il sole
Chi la vuole per una notte
E c’è chi invece la prende a botte

Donna come un mazzo di fiori
Quando è sola ti fanno fuori
Donna, cosa succederà
Quando a casa non tornerai?

Non ho un motivo preciso. Non fare dietrologia. O fatela se vi va.

Sono giorni strano. Scuri o lucidi. A seconda di come li si guardi. Mi son dovuta mettere al centro di me stessa e non sono abituata a farlo.

Di necessità virtù? Di salute forse.

Ma ogni volta che apro un social, mi si propina davanti questa canzone. Quanta poesia. E in un blog di parole, condividere poesia diventa quasi un obbligo morale.

Buonanotte a tutti. Ad ogni singolo essere. Solo dietro una tastiera, abbracciato a se stesso, ad un altro/a, ad un gatto, a un pensiero. Buonanotte al sole. Benvenuta luna. Benvenuti pensieri. Benvenute parole.

(Maestra….)Nazaria

Escape Room

Tra le varie follie che mi contraddistinguono, ho deciso di sperimentare qualcosa di diverso per i miei alunni, quali che siano.

Oltre ad essere docente di primaria, (il cuore resta sempre ad infanzia), a tratti mi diletto (e mi diletto veramente), a “fare formazione adulti”.

Robe tipo team building, gestione emozioni, gestione tempo e capacità di comunicazione.

Ho deciso di “giocare” con il pc, ed ho creato la mia prima escape room, nell’ottica di un progetto di team building.

Dato che vi devo “necessary” ammorbare con OGNI cosa che faccio e che, stavolta, necessito di un feedback, vi “sharo” la mia prima escape.

L’idea è quella di creare un gioco di squadra tra persone che non riescono a comunicare e far si che un obiettivo comune li metta in comunicazione in maniera più efficace.

Credo tuttavia che le escape possano essere un bellissimo metodo per verificare gli apprendimenti in classe, divertendosi con i propri alunni.

Vediamo come andrà….

(Maestra) Nazaria

Peter Pan

I ritorni. Quelli belli.

Poche parole.

Quando si torna tra odori noti, seppur per pochi istanti, il cuore fa un salto e le parole servono a poco.

Grazie. È un post per chi sa capire. Per chi sa leggere. Per chi mi abbracciato ieri. In ogni modo, con gli occhi, con le braccia, con i sorrisi.

Ode to Ma(y). March 5th. Forever in my heart.

Mancano 2 giorni.

2. Sembrano pochi. Sono immensi.

2 giorni a cosa?

Come? oh my God…non ve lo ho detto?

2 giorni all’anniversario dell’ingresso della mia vita nella mia vita. Confusionario pensiero?

Dislessia? disortografia? ds qualcosa? 2-3-4-5 deviazioni standard dalla norma (in ipo, ovviamente)?

No. Niente di tutto questo.

Intanto scrivo mentre sto facendo un webinair sulle emozioni 0-6 promosso dalla scuola e questo dovrebbe già chiarirvi il perchè di questa sciorinata nozionistica, poi, come saprete, dato che vi ammorbo da un pò e che, molto vanagloriosamente, mi ci firmo, sono tornata tra i banchi di scuola come maestra. Dopo aver lottato tanto per farlo e dopo aver capito troppo tardi che era quello che volevo fare.

Non rimpiango un solo istante della mia vita, nulla. Nè le cose belle, nè le brutte. E (non si inizia una frase con una congiunzione, lo so), soprattutto, non rimpiango nulla della mia formazione. Io sono io perchè sono frutto di tutto quello che sono stata. Errori (soprattutto quelli, data l’immane quantità presente nel mio tessuto cellulare) compresi.

Anyway (insegno anche inglese, si vede?)….dicevo, anyway….tra 2 giorni sarà un anno che, dopo una notte insonne, ho mosso i miei primi passi e ho varcato la soglia di una scuola.

Una scuola vera, quella dove ci sono i bidelli (ora si chiamano collaboratori), bambini, e…colleghi.

Avevo una paura indicibile. Nonostante fosse il mio sogno, il mio desiderio, nonostante fossi ad un esame solo dall’abilitazione per diventare docente, entrare a scuola è stato di una difficoltà immensa.

Ho chiamato e chattato anche con le pietre della strada, quella notte, ed accettato l’incarico alle 4 di mattina (four a.m. per restare in tema), al punto che la segretaria mi ha chiesto come mai la mail fosse partita così presto ed io, non sapendo che dire, per non fargli capire chi avessero di fronte e farli desistere dall’affidarmi l’incarico, ho incolpato la tim, il tempo, il vento, per un invio post-datato della mail.

Del tipo “eh, si scusate, avevo inviato, ma evidentemente era rimasto in “posta in uscita”.

Ho preso la macchina, quella mattina, con la paura dentro. Le stesse paure che tornano a galla spesso, che mi sferragliano dentro, che mi tritano le carni e di cui parlo sempre, senza remore, senza paure, cercando, così, di esorcizzarle.

Ho sbagliato strada diverse volte, non trovavo la scuola.

Cosa ci facevo, io, davanti ad una scuola? cosa avrei fatto? cosa avrei insegnato? cosa avrei detto?

Credo che il mio dialogo interiore sia stato talmente intenso da appannare i vetri.

Era un bel marzo, il marzo scorso. La primavera sbocciava ovunque, a differenza di quest’anno che fatica a sbocciare. Sono arrivata. Sono entrata.

No, onestamente non sono entrata: sono stata accolta.

Ricordo ogni istante.

Ogni odore.

Ogni sensazione.

Mi sentivo piccolissima, inadeguata, impreparata.

Voci di bimbi intorno.

“Lei è la nuova supplente, si chiama Nazaria, ed è anche una psicologa, facciamone buon uso”.

E’ stato questo, il mio ingresso in me stessa.

Un trionfale ingresso, accompagnato da chi ha saputo leggere e proseguito, poi in colleghi fantastici che, ancora oggi, colorano le mie giornate e che sento, nonostante le strade si siano (inevitabilmente inevitabile per i precari come me) separate.

Sono spesso insicura.

Sono spesso incerta.

Sono spesso spaventata.

Sono spesso sull’orlo di una crisi di nervi.

Ma, e sottolineo ma, se penso a quel giorno, a quel marzo, a quelle parole, a quell’ingresso, io, un pò mi calmo.

Perchè improvvisamente, quel giorno, mi si è palesato uno specchio.

Dove mi son vista.

Sfuggevolmente adulta e non bambina.

Lo perdo spesso, quello specchio, ma so che è nelle pieghe più profonde del mio cuore. E’ il suo qt. E’ il tempo sospeso, è l’essenza.

E’ me.

Mai.

Non passerà mai. La mia paura non passerà mai, non crescerò mai, non mi appagherò mai.

Ma nulla, nulla, nulla, potrà scalfire mai la sensazione di quell’ingresso, di quel primo giorno.

Il MIO primo giorno di scuola. Il mio primo giorno di vita. Il mio primo giorno di amore.

(Maestra) Nazaria.

March 5Th

Ode to Ma(y)

Rotaie taglienti.

Stamattina scrivere fa un male dell’anima.
Ho in cuffia i Maneskin. Si i Maneskin.
Coraline.
Le mie stranezze.
Seguo le parole. Sono belle parole.
Le lacrime vanno da sole. Ogni tanto escono così veloci, che mi chiedo sempre come mai l’impianto idrico non tenga bene. Eppure di un po’ dì idraulica negli anni ho imparato a capire.
Da quando ho i bimbi, poi, son diventata quasi esperta, chè di tappi e ammennicoli vari, nei vari scarichi di casa troppi ne hanno messi, e il mio essere maestra poco collima con il poter chiamare un idraulico ogni volta, così mi son inventata di tutto.
Ma su di me non tiene.
Le guarnizioni sono lasse. Forse questo è il motivo.
Perdono. Da ogni dove.
Sarà il treno.
Forse come taglia le rotaie, taglia le mie toppe.
Stamattina faccio fatica ad andare a lavorare.
Tanti sono i fattori.
Piero non ha dormito. È stato male. Io venivo da una giornata immensa, finita male. Stamattina mi interrogo su me stessa.
Se vale la pena. Se valgo la pena.
Mi sento come Anna sulla sua isola (un giorno spero di potervi dire chi è Anna, ma è ferma in un cassetto, con tutto il tempo che non ho per aprirlo).
Non so cosa inventarmi per mandare avanti la giornata, per regalare un sorriso ai bambini. Per farmi arrivare una motivazione che tenga in piedi tutto. Perché alle volte non la trovo. E la primavera si nasconde sempre più, non la stano st’anno. Non funziona nulla. Nessuna delle mie tecniche. Denigratorie. Ironiche. Sarcastiche. Niente.
Ieri sera una amica mi ha detto che la vita che facciamo non è vita.
Svegliarsi di notte, viaggiare, tornare, partire.
Ha usato una frase vera: “Nazà nemmeno le prostitute fanno sta vita, forse dovremmo accettare che abbiamo sbagliato il percorso e forse dovresti capire che hai osato troppo”.
Sembra una frase cattiva, ma lei mi vuole bene. Siamo così tanto ciniche che abbiamo la capacità di dirci come stanno le cose.
Ora però io ho un problema: come lo dico a Nazaria?
Si a Nazaria. Alla maestra. A quella che sogna. Alla mamma. Alla donna.
Come glielo dico che ha sbagliato tutto?
Non lo trovo. Ecco cosa non trovo. La guarnizione che non tiene.
È il coraggio di guardarmi in faccia e dirmi che ho sbagliato tutto.
Ogni singolo frame di questo dannato film.
Ogni singolo fottuttissimo frame. E il bello che mi sono anche illusa di essere altro da questo.
Devo prendere uno specchio. Guardarlo. Cercare una bambina persa e dirle che no, non era questo che avrebbe dovuto fare. Svegliarla dal suo sonno macilento e dirle tutta la verità, ma mi fa male il cuore a vederla con quelle gambette strette, le mani tra le ginocchia, in una notte nera come questa, silenziosa e schiva e doverle dire che no, non è andata avanti, che non è cresciuta, che non ha realizzato nulla e che dovrebbe prenderne atto?.
Ma come si fa a far male ad una bimba così piccola?
Ci pensa già il treno in questa notte nera.
Taglia l’aria e fa male sulla pelle. Quella stessa pelle troppo stretta addosso per essere mia.
Per essere anche solo una minima parte di quello che ho sperato di essere.
Dovrò entrare in classe. Che sorriso mostro? Che dico? Che faccio a quelle anime belle e pure? Che gli racconto?
Dovrei solo sedermi, per la prima volta, in cattedra e dire: oggi la maestra non c’è.
E forse non c’è mai stata.

(Maestra?) Nazaria

No need word

Mi brucia lo stomaco.
Sembra sempre che ci sia un avamposto di pompieri mal gestito, perennemente in esercitazione.
Bocciati tutti.
Basta un niente e il fuoco riparte.
Fa freddo.
Molto freddo.
Primavera passi di qua…cantava Mango.
Sarà rimasta con lui.
Qui non si vede.
Nevica.
La notte è buia, io inizio il mio viaggio.
Arrivo previsto tra quattro ore.
“Mi raccomando che non si faccia lezione tradizionale, ma ricreativa”.
È una santa settimana che mi interrogo su cosa fare. Ho optato per bombetta e mascherina, entro in classe con le stelle filanti, e poi spiego regolarmente storia, che, si sa, “stiamo indietro sul programma”.
Noi insegnanti siamo sempre indietro su qualcosa. Un pezzo di programma, un file del registro, un nuovo ritrovato moderno di tecnologia.
Io, poi, sono indietro su tutto.
Perché mi incanto. Mi incanto a guardare e spiegare. E questo fa di me il Sisifo di cui sempre.
Oggi sarà una giornata articolata.
Lo so.
Lo sento.
Lo prevedo.
L’ho voluta.
Non vedo l’ora di vedermela scorrere sulla pelle.
Ne sento già i brividi addosso.
No. Non quelli di freddo. Quelli fanno male. Mi conoscete fin troppo per sapere quanto io odi il freddo.
Parlo di brividi dell’anima. Quelli di cui hai voglia di “brividare” (sono una maestra, posso inventar parole).
Indugio accanto al radiatore dell’auto.
Il treno potrebbe partire senza di me. Non posso concederglielo.
Controllo rapidamente se ho preso tutto. Il libro per il concorso, il coding per la mascherina, la bombetta da clown.
Il cuore? No quello ce l’ho ben piantato dentro le ossa. Batte a ritmo sincrono.
Non asincrono, bada bene, che in tempi di dad è parola comune. Sincrono.
Con il binario 2.
Io sono il binario 2. Io sono il freddo che stenta a stanarsi, io sono la primavera che si nasconde, io sono l’acqua e la neve di questa mattina, vomitate giù dal cielo.
Ma, io, questa mattina, sono.
Buon viaggio anime belle.
E Buon carnevale.

“Mida va drieto a costoro, ciò che tocca oro diventa. Chi vuol essere lieto sia, di doman non v’è certezza”.

Ps. Per i miei piccoli e per tutti voi piccoli bambini che animate il mio mondo, la mia anima e che permeate il respiro di ogni giorno, buon Carnevale. E che sia l’ultimo, coperto di bombe e nascosto dietro una mascherina che nulla ha a che fare con quella che, per gioco, oggi indosseremo. Spero di potervi consegnare un mondo migliore. Anche solo di una virgola. Spero. Mentre le macchine si imbiancano e il treno sferraglia.
Tenete duro. Torneremo a festeggiare insieme. Ogni cosa. E torneremo ad abbracciarci forte. Ve lo prometto. Finché avrò vita lotterò per questo. Regalarvi un sorriso di speranza.

Maestra Nazaria

Strati di pelle e cuore.

La musica è partita.
Una play list talmente vecchia, che, alle volte, anche mia madre si interroga come ascolti o conosca certi brani.
Forse non ricorda la sua radio sgangherata che faceva andare a tutto volume quando ero piccina.
Ho inglobato per osmosi. E nello stesso modo rimetto al mondo quella osmosi canora.
Amo i vecchi brani. Hanno qualcosa di vero. Di vestiti eleganti sotto le luci di un palco. Di testi importanti.
Di chi ci credeva davvero.
Musica ne ascolto. Tanta. Da sempre. Quando viaggio di più, chè da quando son mamma, vivo tra canzoncine e ritornelli e il mio essere maestra non aiuta.
Ma questo è lo spazio mio.
La settimana delle trasferte è iniziata. Treni. Autobus. Corse contro il tempo.
Freddo.
Si, quello ancora non va via. Così vado vestita a strati. Due pantaloni, due maglie. La pelle. Si è quella c’è sempre. La pelle. A far da scudo al mondo. E sotto strati di cuore. Strati e strati, a custodire ciò che sono davvero.
Il battito è quasi recondito, nascosto sotto tutti questi strati di abiti, pelle e vita, ma c’è. Ne sento distintamente i battiti.
Gli occhi si chiudono, stamattina. Ho fatto fatica a tirarmi giù dal letto. Poi ho lavato i piatti, lavato a terra e sono fuggita al volo ql treno. I piccoli respiravano. Li ho coperti due volte. Si son scoperti. Due volte.
Penso spesso che hanno talmente tanto amore addosso, da non aver bisogno di coperte.
O almeno spero.
Li ho baciati piano.
A lei ho riavviato i capelli. A lui sistemato un po’ il cuscino.
Sono bellissimi, quando dormono.
Conservano alcuni tratti di quando erano piccini. Pochi. Di quelli che solo una madre riconosce.
Hanno parole nuove ogni giorno, ormai.
Mi mancano.
Mi mancano ogni istante che non sono con loro.
E mi manca quando potevo tenerli in una sola mano, mentre preparavo il latte.
Ho il grande pregio/difetto di ricordare tutto. Ogni istante. Bello. Brutto.
Deficito nel sistema di rimozione. Che salva l’uomo da se stesso.
Ma lo benedico questo mio essere. Ricordo ogni momento, con loro, dalla pancia ad oggi. E quando fatico a dormire, mi racconto le ninne nanne delle loro vite.
Oggi sono davvero stanca. Lascio la musica, chiudo gli occhi e sogno di loro.
Sperando che anche loro, al caldo dei loro lettini, pensino a me.

Maestra/mamma Nazaria