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Ci hai provato in tutti i modi.

Mi hai derisa. Mi hai umiliata. Hai usato violenza fisica e verbale. Hai fatto di me l’ombra di un pensiero riflesso, lasciandomi credere che fossi quella che dipingevi. Non mi hai amata, no mai. L’amore non è mai stato per te. O per me. Non lo so. Non ne ho idea. A questo punto non mi importa nulla.

Ma per ogni parola urlata, ogni schiaffo, ogni porta sbattuta io ti auguro un sorriso.

Perché tu non meriti nemmeno la rabbia di qualcuno.

Ti ricordi quel giorno, in bagno?

La doccia non era pulita.

O quell’altro?

Il materasso non era troppo duro.

E come era poi quella storia? Lei profumava più di me, io avevo l’alito cattivo, gli occhi troppo verdi, il seno inesistente, l’eleganza di una “cafonetta di montagna”.

Ed il lavoro che mancava, i jeans che non cadevano a pennello, il letto rifatto male, l’odore di caffè nell’aria, il sapone sbagliato.

Si andava avanti su un sentiero minato. Io sempre in attesa del tuo prossimo nervosismo, tu sempre pronto a trovare il mio errore.

Dallo smalto non coordinato, ai panni che volavano giù dall’armadio perchè una maglietta su mille non era profumata.

E ci ho provato. A non darmi per vinta, a dimostrarti che non ero quella che descrivevi, che meritavo il tuo amore, un sorriso, una carezza. Un “sei brava”.

Ma no. Non era per me.

Te lo ricordi il baratro? “Non li faccio i figli con te, guardati, sei brutta. Chissà che cessi verrebbero”.

Ed ho imparato a chiedere “scusa” e “permesso”. Per ogni cosa. A sentirmi inadeguata, a farmi piccola nel letto, a non fare rumore, a non dare fastidio. A sentirmi inutile.

È questo il sentimento che m’hai lasciato addosso. Di 12 anni insieme il disagio maggiore è il sentirmi sempre inopportuna. E, nonostante tutto, faccio fatica a non pensarlo ogni giorno della mia vita. In fondo hai saputo scavare talmente bene, che alcuni pezzi di anima e carne li hai portati via in modo indelebile. Rimangono solo cicatrici. E quelle, se le guardo, mordono ancora dentro.

E adesso? E oggi?

Oggi mi sveglio senza aver dormito.

Non per tristezza, nemmeno per rabbia.

Non ho dormito perché il mio cagnolino faceva rumore, perché la notte era lunga, perché i pensieri si accavallavano, ma, soprattutto, perché chi mi tiene davvero la mano, adesso, aveva deciso di requisire tre quarti di letto.

Tu, oggi, non sei più tristezza, non sei rabbia, non sei NULLA. 

È questo che vorrei sputarti in faccia.

Goditi le tue stupide macchine, i vestiti firmati, i soldi, i miei sacrifici.

Goditi i mobili scelti insieme, gli sforzi dei miei genitori, le mie mani rovinate per il freddo in un lavoro che non volevo, ma che ho fatto per rendere felice la tua sciocca avidità e credendo di costruire qualcosa.

Goditi la dottoressa che non sono diventata, i figli che non abbiamo avuto.

Goditi il nulla che ti è rimasto.

Perché tu sei nulla. 

Vali nulla. 

Conti nulla.

Oggi chiudiamo il nostro capitolo.

Perfetto. 

Finalmente guardiamo avanti.

Ed abbassa la testa quando mi passi accanto.

Non ti conviene nemmeno guardarmi negli occhi.

Io, ORA, sono felice.

Mi hai lasciata piena di debiti e quando passo davanti ad un negozio giro i tacchi e vado avanti, o continuo ad entrare e comprare in quei terribili negozi cinesi, ma, devi sapere, ho scoperto che so essere bella anche con uno straccetto addosso, con i capelli bianchi perché non posso andare troppo spesso dal parrucchiere e con le scarpe finte All Star, chè 15 euro sono preferibili a 50.

Ma, di più, tu mi hai insegnato quanto valgo. Molto di più delle tue cattiverie e del tuo infantilismo.

Adesso va via dalla mia vita, non pensarmi mai, nemmeno per un istante.

Io ho altri posti dove andare, altra gente da incontrare e, finalmente, un VERO abbraccio in cui dormire. Ti spiego solo una cosa, un ultima cosa, che magari uno come te non può capire. 

Smetti di urlare. 

Di sbattere, di imprecare. Il terrore cancella ogni tipo di amore. 

E poi resti solo. Tu. Non io.

Io mai. Io ho imparato a stare con me stessa prima di conoscere finalmente l’essere in due. 

Addio. 

Finalmente e ringraziando il cielo, addio.
*foto presa dal web