Buon “compleallo”

39.

Non è che servano molti commenti.

39 sono il preavviso del giro di boa del cambio inesorabile verso il “quanti anni hai?” E tu “….anta” “eh?” “….anta”.

Che potrebbe essere tutto. Un imprecisato numero tra 39 e 99.

Dunque facciamo un bilancio.

Io sono sempre io. Lavoro. Da qualche mese. Non che prima non lo facessi, tra Universitá e bambini e casa, ma da qualche mese lavoro con busta paga. Devo dire anche decente.

Il Karma mi ha bacchettato con un figlio, maschio, zozzo, che finalmente capisco e porto sul cuore quelle mamme con i figli perennemente sporchi. Lui è così. Non è mai pulito e non è mai integro. Sempre il Karma, mi ricorda, attraverso la parlantina incessante di mia figlia, che chi la fa l’aspetti, e quindi mi ha messa a tacere relegandomi in un angolo ad ascoltare “le cose importanti” che Giulia ha da dirmi.

Studio. Mi mancano 4 esami a diventare maestra. Coltivo il sogno di una classe. Innalzato, da qualche mese, al sogno di una dirigenza.

Discuto con il mio contrappunto al maschile. Ogni giorno. Livelli di litigi e collisioni che solo un amore grande come il nostro può generare (odi et amo, amore mio, odi et amo).

Non mi fermo. Mai.

Con i sogni e con la vita. Punto sempre più in alto. Uno scalino più su. Sempre perennemente alla ricerca e insoddisfatta.

Vivo di feedback.

Chi sa capirà: ho la vita in rap.

Spedisco sondaggi, attendo risposte.

Una mia amica, presente al primo parto, mi ha detto che le mie prime parole sono state “sono stata brava?”.

Ho bisogno di esserlo e sentirmelo dire.

Sono passati 39 anni, ma ho sempre bisogno di sentirmelo dire. Perché per quanti anni passano sotto gli archi di un ponte, noi siamo sempre fedeli a noi stessi.

Da quasi tre anni sono mamma. E questo è, in definitiva, il bilancio più bello.

Ho scoperto che amo. Incondizionatamente.

Ho scoperto che so amare per due, per tre, per quattro. Ho scoperto che so moltiplicare il cuore.

Al momento sono esperta nella tabellina del due.

Spero di imparare quella del tre. Se la vita me ne darà la possibilità.

Ho trovato un lago di calma meglio occhi dei miei figli.

Da tre anni li guardo e mi chiedo come io abbia fatto a generare tanta bellezza. E tanto incanto e disincanto.

Mentre crescono e si staccano dalle mie braccia, mentre sento avvicendarsi parole nuove tra le loro labbra e scopro il loro carattere, capisco che i bilanci decadono miseramente dal momento in cui il cuore di sdoppia e ne genera un altro.

Come si festeggia il compleanno, oggi?

Ascoltando, nel letto, le voci dei miei figli che parlano tra di loro. Li sento ridere. Parlano tra di loro. A tratti discutono.

Riempiono il mondo con la loro meraviglia. La stessa essenza della vita.

Adesso mi alzo. E vado a prenderli. Me li metto addosso, come quando erano poco più che ragnetti e me li stringo forte. Si divincoleranno, già lo so. Già iniziano a non avere più (troppo) bisogno di me. Ma io lo riempirò di baci. Andandomi a prendere, di fatto, il più bello dei regali per il mio “compleallo”