Di Fit Boxe, pesi, Pasqua ed altri racconti….

 

-L’uovo? L’hai preso l’uovo?

-Siiii, Ma.

-Ma non quello per tua zia, quello per tua nipote. Di Violetta.

-Siiii, Ma.

-Ma sei sicura di aver preso quello di Violetta e che lei volesse Violetta?

-Siiiii, Ma. Mi ha mandato 300 messaggi vocali. Ha 5 anni,ma ha capito tutto della vita.

-Va beh fai piano, per strada, non correre e avvisa quando arrivi 

-Mmmmm, facciamo che, semplicemente, ti citofono?

-Nazaria , sono Papà. (Ma vah…il telefono me lo dice).

-Dimmi, Papà.

-Ma quindi tu vieni, a Pasqua?

-Lo sai da Natale, Papà, ma se ti fa stare bene sentirtelo dire, te lo ripeto: Papy vengo a Pasqua, sei contento?

-Nazà, so Nonna. Senti, ma tu viè a Pasqua? (E ometto una serie di improperi inviati verso il mio ex, che ormai usa al posto delle virgole e dei punti).

-Si nonnina, vengo.

-Ah, allora inizio a cucinare (questo succedeva già 3 giorni fa)

-Nazaria, buongiorno sono la Dottoressa Di Biase, esimio avvocato, illustre presidentessa e, non da ultimo, strafiga sorella (TVB, ndr)

-Ciao, Marià, che c’è? Sto a fa.

-A che ora arrivi, giovedì?

-Venerdì, Mariá, arrivo venerdì. Parto alle 14.30, considera la traversata, i km, il mio bolide, le probabili altre auto che circoleranno e, per pietà, avvisa tutti che conto di essere a casa per le 17.00.

-Va, beh, cià, torno a ratificare (e pontificare).

-Zazzi, ma allora tutto ok per Pasqua?

-Si, Mel. Mi spiace solo non ci sarai tu! Ma pensa che figo: le liti, le urla, chi si arrabbia, chi strepita (su, siate seri, succede da tutti ed in tutte le case, alle feste)

-Ah ah, io lavoro!

-Mi manchi, Mel. Mi manchi tanto.

Allora: Santa Pasqua 2015.

Obiettivo: Parentado di appartenenza!

Manco all’appello da molti anni a queste fantasmagoriche riunioni di famiglia. Il mio vecchio status sociale (alias marito stronzo) poco gradiva le riunioni e, pertanto, le feste erano diventate o solitarie o un calvario di malumori.

Quest’anno corro come una forsennata da una settimana, nemmeno dovessi fare il tour de Force (o de France, a voi la scelta).

Uova di Pasqua, regali, preparazione valigia (mi dicono che il pigiama per 3 giorni non sia una opzione valutabile dopo 12 anni di assenza).

Lavaggio auto, controllo olio, freni, pressione gomme (tutto da sola, con grasse risate delle mie amiche) e, giusto così, LAVORO.

In tutto questo ho avuto l’insana idea di sfidare me stessa e segnarmi in palestra.

Ho pagato, Ergo, considerate le condizioni malsane in cui mi ha lasciato quel mezzo omuncolo (wow, sto usando il post per fare outing sul mio matrimonio) DEVO FREQUENTARE.

Mi (e vi) chiederete: quali corsi frequenti?

E so già che nel farlo vi siete dipinti l’immagine di una bella ragazza (si, stamattina mi voglio bene) tutta concentrata sui libri, sui suoi fogli di carta che, al massimo, farà la sua bella corsetta sul tapis roulant, con cuffiette docilmente adagiate nelle orecchie e beata musica classica in sottofondo.

NO.

Io faccio FIT BOXE e FUNCTIONAL TRAINING.

Si. Avete capito bene. Anzi benissimo.

Sembro una pazza invasata.

Pugni, calci, salti.

Sollevamento pesi, trazioni alla sbarra, bilancieri.

In sostanza dovete immaginarmi strizzata in un leggings (si strizzata, che c’ho la ciccia che esce ovunque) rossa paonazza in viso che, quando mi va bene, scarico “cross” e “jab” (che poi so’ i pugni) a sto benedetto sacco che a fine lezione si trova sempre due metri dopo il punto iniziale e, se proprio mi butta male, provo, sempre meno maldestramente a sollevare pesi, fare affondi con carico al seguito e altre assurdità che vanno sempre al ritmo di una musica tipo All Black (sembro una di quelle donne pazze della pubblicità di un’auto di qualche tempo fa) e con l’emissione di qualche rabbioso gemito (per non dire urlo) di auto incitamento, che non fa mai male.

Come tutto questo si sposi con la mia personalità pacata, remissiva ed ai limiti della classificazione nel regno dei Parameci forse non so dirvelo nemmeno io, sta di fatto che mi sono ampiamente stancata di percepire me stessa sempre come una dannatissimo Elefante in una cristalleria, considerare i miei limiti senza provare a sfidarli e vivere nel ricordo dei giudizi emessi su di me da quella che doveva essere la mia famiglia sostitutiva ed invece si è rivelato il peggiore calcio nello stomaco della mia vita.

Ringraziando il cielo siamo ancora in piedi.

I tempi duri non sono ancora arrivati: percepisco con ferrea determinazione che stanno per sferrare l’attacco e che lo faranno su più fronti, nel tentativo di fiaccare ogni mia risorsa.

Ma io sono qui. Ho retto 12 anni, non mi spaventano gli ultimi metri.

Nel frattempo mi alleno. Alleno me stessa alla percezione del mio corpo, dell’anima che vi si racchiude dentro e cerco di stanare la paura che mi porto dappresso, in attesa del giorno in cui sarò così forte da poter sferrare un bel diretto non a qualcuno in particolare, ma alla ME STESSA CHE HO PERMESSO AGLI ALTRI DI FAR DIVENTARE.

Non so ancora quante lacrime continueranno a mischiarsi con il sudore e ad impastarsi con i miei sogni, ma inizio ad intravedere dei sorrisi, all’orizzonte.

Fate ciò che volete, io resto in piedi.

Siete fortunati: l’orologio sulla parete (rimasto all’ora precedente -che lo cambio a fare 6 mesi volano) mi annuncia che sta per iniziare la lezione in palestra. Fortuna che fossi già pronta, sapevo che mi sarei attardata comodamente a chiacchierare con voi.

Mentre afferro le chiavi al volo, armata di tutta la determinazione possibile, mi arriva questo messaggio, è di mia madre:

“Portati una borsa termica, così ti porti le costatine di maiale e le braciolette con le cotiche”.

Vi dico solo che la borsa della palestra sembra essersi animata e mi guarda in tralice!!!!

Buona Pasqua a tutti! Un abbraccio, Nazaria.

 

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