“Facciamo finta che non sia successo niente”

testosterone

Parafrasando la Dawson: “Facciamo finta che non sia successo niente”.

E mica per altro. Mi so finiti i fazzoletti e poi mi arrabbio e se mi arrabbio non conviene.

Perché io sembro mingherlina e gentile e carina, ma, appunto, SEMBRO.

Stamattina è una mattina di quelle. Da ippogrifo per intenderci.

La settimana si prospetta complessa. Treni in lungo ed in largo per l’Italia per alcuni accertamenti, il che presuppone:

  • genti varie in ritorno da vacanze in luoghi in cui il sapone non è ancora ancora arrivato
  • interminabili attese agli sportelli di questi fighi centri medici del nord dove, rispetto al sud, funzionano solo meglio le lucette led e tu credi di essere in buone mani, ma forse ‘Ndonie lu scarpar della casa all’angolo ti dava un consiglio migliore
  • un fottio di soldi come se non ci fosse un domani
  • panini stantii e acqua minerale imbottigliata evidentemente direttamente dai monaci in Tibet (solo così giustifico i costi)
  • wazzappate interminabili di pseudo interessati che ti chiedono come stai (pseudo bada-bene) salvo poi infilarci un “senti scusa ti ricordi che ti avevo chiesto quel favore, non è che…”

Già parto, dunque, svantaggiata. Inizia a far freddo, ho già quasi le mani screpolate, non so a chi lasciare il cane, volevo uno yogurt alla pesca e c’ho solo un dannatissimo yogurt alla ciliegia(che ci vuole un coraggio a dire che quella è ciliegia) e poi da ieri sera ricevo messaggi in ordine sparso da amiche alle prese con teste di cazzo.

Si. Uomini.

Avete capito bene.

Ora. Io non ce l’ho con loro. E’ un po’ come con i vecchiarelli. Gli vuoi anche bene, ci sono, te ne fai una ragione prima o poi, ma proprio ci sono cose che non mi scendono.

E non perché io sia separata e bla bla bla e tutte quelle cavolate sulla disillusione e io non mi rifidanzo più e chi lo vuole un uomo e poi so tutti uguali e non buttano la spazzatura e col cavolo che vanno a fare la spesa e non mangiare sul divano che mi lasci tutte le briciole in giro e quante volte te lo devo dire che le gocce sul lavandino le devi asciugare se no poi fa il calcare etc etc etc.

Nono.

Mi danno fastidio le bugie. O le mezze verità, che trovo anche peggiori, perché sinonimo di mezza cartuccia.

Intanto mi piacerebbe sapere “che cos’è successo” (canzuncella di Grignani, ndr, andatevene pure non vi giudico male), no, scherzo, mi piacerebbe sapere che VI succede a fine estate.

Si. La domanda è rivolta a Voi maschietti.

Dal punto di vista fisiologico, uno studio dell’università di Graz (Austria, gnuranti che non siete altro) ha dimostrato che il sole aumenta la produzione di testosterone, oltre al fatto che si attivano tutta una serie di ormoni, tra cui i feromoni, che hanno un ruolo chiave nell’attivare e regolare le REAZIONI ISTINTIVE DI FRONTE AD UN’ALTRA PERSONA.

Come che so i feromoni??????

Sono quelle cose che danno ad ognuno di noi un odore caratteristico. (Non “puzza”, O-D-O-R-E, questo non vi esonera dal lavarvi), giacchè il primo parametro di scelta dell’altro essere è prettamente chimico-fisico. Il cervello elabora una scansione tramite i recettori olfattivi, poi confermata da una ulteriore scansione che avviene con il bacio ed infine, ma solo infine, per effetto dell’educazione (cioè in base ad esperienze socialmente condivise che ci formano ed educano) trasformiamo un banale rituale di accoppiamento pro-riproduzione, in un legame duraturo. (Oddio spero di essere stata chiara, se mi legge il prof. so cazziate a gogo e poi capisce che la laurea l’ho presa con i punti del Conad di una tessera trovata per caso per strada che io non vado al Conad che costa caro).

Parrebbe, sempre da questo studio, che l’inizio del decremento di testosterone inizi a settembre, fino ad un downing totale che si verificherebbe nel periodo di febbraio.

Ora so per certo che tante di NOI hanno già tirato le indubbie conclusioni e stiano valutando di proporre uno spostamento de facto del San Valentino a qualche mese più giù, nella vana speranza che per un mero do ut des, i lor signori si sforzino E di ricordare la tanto amata/odiata ricorrenza E di non comprare la cavolo della scatola di cioccolatini (che siamo sempre a dieta) e la rosa da Rosario il Pakistano che ce la pagate davanti a noi e fa tanto poveracci.

Pur rendendo onore al merito di questa ricerca (che già solo per il fatto di non essere targata California, mi sta simpatica), mi spiegate come sia possibile che anni ed anni di evoluzione non Vi abbiamo insegnato nulla?.

Davvero è così importante, per voi, dimostrare quanto valete sotto le lenzuola?

Davvero non vi accorgete che è un gioco, una danza, un rito da giocare in due, altrimenti potreste andare al primo sexy shop dell’angolo e comprare Pamela la bambola gonfiabile che sembra vera e che almeno non vi rompe i maroni per asciugare le cavolo delle dannate goccio(le)?

O, davvero, tutto si riduce a una specie di mutuo-aiuto della serie se lavi i piatti fai la spesa butti la spazzatura mi dividi i calzini sporchi da quelli puliti e mi fai fare sesso ogni tanto provo (dico provo, ma non garantisco, non posso c’ho gli ormoni) ad esserti accanto come si conviene?

E c’avete mai pensato ad una cosa?

Siete fatti di anima, oltre che di carne.

Vero, nascosta sotto chili e chili e chili e chili di stereotipi, ormoni e riti sociali (voo-doo – ma a voi vi ci vorrebbe un bel rito voo-doo con spilloni dove so io, però), ma esiste.

L’ANIMA.

Avete presente? Quella cosa che se vi lamentate di notte, in pieno sonno e nella cazzo di fase rem della malora, una donna, una che vi ama, invece di sclerare tutti i santi che domani deve fare tutte quelle cose che voi non volete fare, unitamente a lavorare (che la parità dei sessi è stata la più gran cagata che potessimo volere perché ora non ci possiamo nemmeno lamentare di fare 1000 cose) si tira su, in piena notte, si avvicina, vi abbraccia e vi accarezza un po’ e vi spedisce nel più tenero del mondo dei sogni quando invece meritereste di andare altrove, per non essere (più di tanto) volgare?.

Io non ce l’ho con Voi, no.

Anzi.

Ve l’ho detto in tutte le salse. Voglio provarci ancora. Anche sposarmi ancora. Comprare un abito bianco di nuovo magari più bello fare un bimbo, magari cicciotto/a, andare a Ikea la domenica a scegliere una cornice per i momenti più belli, litigare per chi porta fuori il cane, comprare le palline per l’albero di Natale, che quando si comprano le palline si sa, la famiglia è, de facto, costituita.

Tuttavia vi prego. Per un mero atto di vostro egoismo (perché se le bistrattate tutte, poi non ve ne rimane nessuna e se restate soli voi morite di fame e di stenti, anche se siete perfettamente in grado di fare ogni cosa) provate a dire le cose come stanno.

Basta codici e mezze parole e frasi fatte e comportamenti da interpretare.

Non siamo più trogloditi davanti ad una caverna.

Noi non dobbiamo solo accudire la prole e voi non dovete più sbattervi per sostentare la famiglia. Avete tempo per voi, vita per voi, hobby per voi.

Avete un cervello. Ed è grande. E potente, che altrimenti non staremmo qui a discuterne.

Usatelo. Che le cose conservate in barattolo, anche se poi le mangi, hanno sempre quel sapore un po’ falso, fasullo, ingannevole.

Vivete anche Voi, davvero. Come uomini.

Come quella meraviglia creata per condividere e non per stare (e far star) male.

E ricordate che Virile, in latino, non voleva dire che ci sapeva fare a letto.

Ma era sinonimo di onore. E l’onore, cari miei, non si conquista tra le lenzuola.

Io credo che lì, semplicemente, si attesti.

E’ ben diverso. Il conce(r)tto.

E quindi?

Ah boh.

Niente.

“Facciamo finta che non sia successo niente”.

si stavano cercando….

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E così lui le disse:
” amore mio ma dove sei stata fino ad ora?”
” Ad aspettarti e tu non arrivavi mai… Sono stata all’angolo della mia strada con tutta la pioggia che veniva giù… e poi un giorno, mentre usciva un raggio di sole, ho sentito una coperta sulle spalle e un ombrello grande a schermare le ultime gocce…ho girato la testa e c’eri tu…. ”
Questo, lei, gli rispose.

E fecero l’amore, perchè, loro, erano vite intere che si stavano cercando.

Un sogno di color arancione

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La notte l’aveva sorpresa così rapidamente,
mente era intenta a fare altro,
che non le era stato possibile dare un ultimo saluto al sole.
Domani, si disse, attendo domani.
E si erano avvicendate le ore.
Lotte di sogni e fantasmi nel letto.
Cuore in subbuglio e mente in disordine.
Ogni notte.
Ogni santissima notte.
Da farci l’abitudine, da restare stupiti, semmai, del contrario.
E poi piano, dalla finestra, tra le lamelle delle persiane, il primo chiarore.
Come una mano che ti viene a cercare.
Come un abbraccio o una coperta poggiata.
E la semplicità e la dolcezza di scivolare in un breve sonno, di quelli soffici, leggeri, di quelli che senti nel cuore che stai per svegliarti, ma infili la testa sotto il cuscino per riprendere il film del tuo sogno.
Un sogno di colore arancione.

a me i pensieri…..

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A me, i pensieri, mi spingono dentro.

Litigano, lottano tra loro.
Io li sento e non posso farci nulla, nulla. Credetemi.
Inutile dire Nazaria stai calma, inutile prenderli in giro, inutile portarli a spasso per farli calmare.

A me, i pensieri, mi spingono dentro.

E dire che lo sanno eh, ne sono consapevoli di quanto possano farmi imbestialire. Giro gli occhi al cielo, sperando in un monito che generi un loro fremito di paura, batto il piede a terra.
Espedienti su espedienti su espedienti.

I-N-U-T-I-L-E.

È che a me, sapete, i pensieri, si, proprio loro….mi spingono dentro.

e poi d’un tratto…..

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E c’erano giorni in cui tutto aveva un nome…
I fiori, le valli, i campi che percorrevo.
E nella mia testa da bambina il mondo sembrava immenso.
La bici cigolava assorta nelle stradine di paese, quasi accompagnava il mio canto.
Ed io passavo , immersa nel mio mondo, tra file di case antiche, piene di segreti, piegate sotto il peso degli anni.
Passavo silenziosa tra le fessure dei sorrisi degli anziani , dove un cenno era un saluto, sentendo sulla schiena il benevolo cenno di commiato alla gioventù e il triste rammarico degli anni andati.
E poi d’un tratto, aspettata e mai banale, la campagna piena. Il sole di un giallo più visto, la serpe nera dell’asfalto che si perdeva tra la fitta vegetazione.
La bici cadeva in un angolo. E il mio mondo prendeva il sopravvento. Storie, volti, nomi, odori.
Ed io mi sedevo, assorta e accorta, narcotizzata da quelle estati sospese, cariche di silenzi e piene di sussurri.

Un’emozione…

jack-kerouac-sulla-strada

Ho sempre avuto un approccio strano con la lettura…
Ogni volta che arrivo alle ultime pagine di un libro provo una struggente nostalgia…come se stessi per perdere un amico…
E ritardo la lettura delle ultime frasi, come ci si attarda la sera sui pianerottoli delle case di amici e si ripete il saluto una, due, dieci volte.
Una sola volta, nella mia vita di lettrice, un ultima pagina di un libro mi ha regalato una emozione travolgente….
Ma ero troppo piccola per capirlo, allora..
Ed era un’altra vita fa….

Ogni nuovo giorno

20140801-074033-27633658.jpgÈ la luce della mattina che ti frega…
Quella che, dovunque ti trovi, in qualsiasi parte del mondo tu sia, filtra liquida dalla finestra…
Quella che ha un colore tutto suo, non riconoscibile nello spettro canonico, nelle tavolozze note… Perchè è dei pensieri che ha il colore..
Quella che fa male, che ti conosce…
Quella che ti sa…
E capita che si pianti una immagine di te nella tua mente… E che non voglia andare più via… E torna, torna, torna, in loop…
Capita….
Ogni giorno.
Capita.