Ode to Ma(y). March 5th. Forever in my heart.

Mancano 2 giorni.

2. Sembrano pochi. Sono immensi.

2 giorni a cosa?

Come? oh my God…non ve lo ho detto?

2 giorni all’anniversario dell’ingresso della mia vita nella mia vita. Confusionario pensiero?

Dislessia? disortografia? ds qualcosa? 2-3-4-5 deviazioni standard dalla norma (in ipo, ovviamente)?

No. Niente di tutto questo.

Intanto scrivo mentre sto facendo un webinair sulle emozioni 0-6 promosso dalla scuola e questo dovrebbe già chiarirvi il perchè di questa sciorinata nozionistica, poi, come saprete, dato che vi ammorbo da un pò e che, molto vanagloriosamente, mi ci firmo, sono tornata tra i banchi di scuola come maestra. Dopo aver lottato tanto per farlo e dopo aver capito troppo tardi che era quello che volevo fare.

Non rimpiango un solo istante della mia vita, nulla. Nè le cose belle, nè le brutte. E (non si inizia una frase con una congiunzione, lo so), soprattutto, non rimpiango nulla della mia formazione. Io sono io perchè sono frutto di tutto quello che sono stata. Errori (soprattutto quelli, data l’immane quantità presente nel mio tessuto cellulare) compresi.

Anyway (insegno anche inglese, si vede?)….dicevo, anyway….tra 2 giorni sarà un anno che, dopo una notte insonne, ho mosso i miei primi passi e ho varcato la soglia di una scuola.

Una scuola vera, quella dove ci sono i bidelli (ora si chiamano collaboratori), bambini, e…colleghi.

Avevo una paura indicibile. Nonostante fosse il mio sogno, il mio desiderio, nonostante fossi ad un esame solo dall’abilitazione per diventare docente, entrare a scuola è stato di una difficoltà immensa.

Ho chiamato e chattato anche con le pietre della strada, quella notte, ed accettato l’incarico alle 4 di mattina (four a.m. per restare in tema), al punto che la segretaria mi ha chiesto come mai la mail fosse partita così presto ed io, non sapendo che dire, per non fargli capire chi avessero di fronte e farli desistere dall’affidarmi l’incarico, ho incolpato la tim, il tempo, il vento, per un invio post-datato della mail.

Del tipo “eh, si scusate, avevo inviato, ma evidentemente era rimasto in “posta in uscita”.

Ho preso la macchina, quella mattina, con la paura dentro. Le stesse paure che tornano a galla spesso, che mi sferragliano dentro, che mi tritano le carni e di cui parlo sempre, senza remore, senza paure, cercando, così, di esorcizzarle.

Ho sbagliato strada diverse volte, non trovavo la scuola.

Cosa ci facevo, io, davanti ad una scuola? cosa avrei fatto? cosa avrei insegnato? cosa avrei detto?

Credo che il mio dialogo interiore sia stato talmente intenso da appannare i vetri.

Era un bel marzo, il marzo scorso. La primavera sbocciava ovunque, a differenza di quest’anno che fatica a sbocciare. Sono arrivata. Sono entrata.

No, onestamente non sono entrata: sono stata accolta.

Ricordo ogni istante.

Ogni odore.

Ogni sensazione.

Mi sentivo piccolissima, inadeguata, impreparata.

Voci di bimbi intorno.

“Lei è la nuova supplente, si chiama Nazaria, ed è anche una psicologa, facciamone buon uso”.

E’ stato questo, il mio ingresso in me stessa.

Un trionfale ingresso, accompagnato da chi ha saputo leggere e proseguito, poi in colleghi fantastici che, ancora oggi, colorano le mie giornate e che sento, nonostante le strade si siano (inevitabilmente inevitabile per i precari come me) separate.

Sono spesso insicura.

Sono spesso incerta.

Sono spesso spaventata.

Sono spesso sull’orlo di una crisi di nervi.

Ma, e sottolineo ma, se penso a quel giorno, a quel marzo, a quelle parole, a quell’ingresso, io, un pò mi calmo.

Perchè improvvisamente, quel giorno, mi si è palesato uno specchio.

Dove mi son vista.

Sfuggevolmente adulta e non bambina.

Lo perdo spesso, quello specchio, ma so che è nelle pieghe più profonde del mio cuore. E’ il suo qt. E’ il tempo sospeso, è l’essenza.

E’ me.

Mai.

Non passerà mai. La mia paura non passerà mai, non crescerò mai, non mi appagherò mai.

Ma nulla, nulla, nulla, potrà scalfire mai la sensazione di quell’ingresso, di quel primo giorno.

Il MIO primo giorno di scuola. Il mio primo giorno di vita. Il mio primo giorno di amore.

(Maestra) Nazaria.

March 5Th

Ode to Ma(y)

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