New chapter! 

*
Ci hai provato in tutti i modi.

Mi hai derisa. Mi hai umiliata. Hai usato violenza fisica e verbale. Hai fatto di me l’ombra di un pensiero riflesso, lasciandomi credere che fossi quella che dipingevi. Non mi hai amata, no mai. L’amore non è mai stato per te. O per me. Non lo so. Non ne ho idea. A questo punto non mi importa nulla.

Ma per ogni parola urlata, ogni schiaffo, ogni porta sbattuta io ti auguro un sorriso.

Perché tu non meriti nemmeno la rabbia di qualcuno.

Ti ricordi quel giorno, in bagno?

La doccia non era pulita.

O quell’altro?

Il materasso non era troppo duro.

E come era poi quella storia? Lei profumava più di me, io avevo l’alito cattivo, gli occhi troppo verdi, il seno inesistente, l’eleganza di una “cafonetta di montagna”.

Ed il lavoro che mancava, i jeans che non cadevano a pennello, il letto rifatto male, l’odore di caffè nell’aria, il sapone sbagliato.

Si andava avanti su un sentiero minato. Io sempre in attesa del tuo prossimo nervosismo, tu sempre pronto a trovare il mio errore.

Dallo smalto non coordinato, ai panni che volavano giù dall’armadio perchè una maglietta su mille non era profumata.

E ci ho provato. A non darmi per vinta, a dimostrarti che non ero quella che descrivevi, che meritavo il tuo amore, un sorriso, una carezza. Un “sei brava”.

Ma no. Non era per me.

Te lo ricordi il baratro? “Non li faccio i figli con te, guardati, sei brutta. Chissà che cessi verrebbero”.

Ed ho imparato a chiedere “scusa” e “permesso”. Per ogni cosa. A sentirmi inadeguata, a farmi piccola nel letto, a non fare rumore, a non dare fastidio. A sentirmi inutile.

È questo il sentimento che m’hai lasciato addosso. Di 12 anni insieme il disagio maggiore è il sentirmi sempre inopportuna. E, nonostante tutto, faccio fatica a non pensarlo ogni giorno della mia vita. In fondo hai saputo scavare talmente bene, che alcuni pezzi di anima e carne li hai portati via in modo indelebile. Rimangono solo cicatrici. E quelle, se le guardo, mordono ancora dentro.

E adesso? E oggi?

Oggi mi sveglio senza aver dormito.

Non per tristezza, nemmeno per rabbia.

Non ho dormito perché il mio cagnolino faceva rumore, perché la notte era lunga, perché i pensieri si accavallavano, ma, soprattutto, perché chi mi tiene davvero la mano, adesso, aveva deciso di requisire tre quarti di letto.

Tu, oggi, non sei più tristezza, non sei rabbia, non sei NULLA. 

È questo che vorrei sputarti in faccia.

Goditi le tue stupide macchine, i vestiti firmati, i soldi, i miei sacrifici.

Goditi i mobili scelti insieme, gli sforzi dei miei genitori, le mie mani rovinate per il freddo in un lavoro che non volevo, ma che ho fatto per rendere felice la tua sciocca avidità e credendo di costruire qualcosa.

Goditi la dottoressa che non sono diventata, i figli che non abbiamo avuto.

Goditi il nulla che ti è rimasto.

Perché tu sei nulla. 

Vali nulla. 

Conti nulla.

Oggi chiudiamo il nostro capitolo.

Perfetto. 

Finalmente guardiamo avanti.

Ed abbassa la testa quando mi passi accanto.

Non ti conviene nemmeno guardarmi negli occhi.

Io, ORA, sono felice.

Mi hai lasciata piena di debiti e quando passo davanti ad un negozio giro i tacchi e vado avanti, o continuo ad entrare e comprare in quei terribili negozi cinesi, ma, devi sapere, ho scoperto che so essere bella anche con uno straccetto addosso, con i capelli bianchi perché non posso andare troppo spesso dal parrucchiere e con le scarpe finte All Star, chè 15 euro sono preferibili a 50.

Ma, di più, tu mi hai insegnato quanto valgo. Molto di più delle tue cattiverie e del tuo infantilismo.

Adesso va via dalla mia vita, non pensarmi mai, nemmeno per un istante.

Io ho altri posti dove andare, altra gente da incontrare e, finalmente, un VERO abbraccio in cui dormire. Ti spiego solo una cosa, un ultima cosa, che magari uno come te non può capire. 

Smetti di urlare. 

Di sbattere, di imprecare. Il terrore cancella ogni tipo di amore. 

E poi resti solo. Tu. Non io.

Io mai. Io ho imparato a stare con me stessa prima di conoscere finalmente l’essere in due. 

Addio. 

Finalmente e ringraziando il cielo, addio.
*foto presa dal web

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54 pensieri su “New chapter! 

  1. Grandissima forza Nazaria, grandissima anima… e sono felice che tu ne sia uscita e spero che con questo scritto tu possa aiutare altre mille donne a capire che si può fare! Spero anche che lui legga, non dico che capisca, ma che almeno assapori e senta sulla sua pelle l’energia che trasuda da questo testo! Un grande abbraccio ❤️❤️

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    • Un grande abbraccio a te. Che lui legga, adesso, è davvero irrilevante. Io lo dovevo soltanto a me stessa. Ben conscia di quanti criticheranno la scelta di parlarne, dovevo mettere su carta i miei anni, lasciarli, andare, iniziare il nuovo e farlo per bene. Molte sono le cose che mi sono passate addosso. Alcune davvero dolorose. Questa è stata la più fastidiosa, perché lunga. E debilitante. Un amore può finire. Ciò che non ammetto e che prima non capivo è che nessuno può permettersi di umiliarti. Mai. Questo lo dovremmo capire e professare tutti. Un grandissimo abbraccio a te, cara. Enorme

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  2. Posso dirti solo una cosa: BRAVA. Brava che hai avuto coraggio di dire BASTA, brava che hai avuto coraggio di parlarne. E che sia magari da monito per chi come te ha subito e subisce violenza fisica e psicologica perché purtroppo di questo si tratta, che bisogna dire basta, che non bisogna accontentare nessuno o cercare di dimostrare di essere ciò che loro vogliono che siamo, che se ne può uscire, prendendo consapevolezza di ciò che si è, della propria autostima e chi se ne frega che ti trova brutta, ci sarà un altro che ti troverà bellissima. Gli uomini che utilizzano violenza psicologica e fisica non sono degni di essere chiamati tali. Un abbraccio fortissimo 😀

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      • Diciamo che statisticamente parlando, quasi tutte abbiamo subito un tipo di violenza di tipo psicologica soprattutto. Io ho subito quella verbale/psicologica infatti. L’errore che purtroppo facciamo è quello di credere che l’altro possa cambiare, immagino che sia questo il motivo per cui tu sia rimasta con lui tanto tempo. Bisogna avere il coraggio di dire basta e sono felicissima di sentirti così positiva. Complimenti 😀

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      • Qualcuno la chiama sindrome da crocerossina, altri, più tecnicamente resistenza al cambiamento. Preferiamo ciò che è noto, anche se doloroso e speriamo di nn aver sbagliato. Ma dobbiamo imparare a dire basta. Sempre! Un abbraccio forte e ancora grazie

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      • Un 50 e 50, mi sono informata tantissimo sull’argomento e ho fatto un sacco di ricerche. L’unico modo per uscirne e prendere consapevolezza di ciò che è realmente l’aggressore, senza quella speranza di cambiarlo. Proprio come hai fatto tu ;D

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  3. dodici anni sono lunghi per sopportare anche il non sopportabile ma trovare il coraggio di dire basta, di dare un taglio netto a una fetta della nostra vita è un qualcosa che merita rispetto e ammirazione.
    Uno sfogo che ci sta tutto e che merita un grande applauso, perché diventa difficile quando il tempo si dilata. Si spera sempre che qualcosa cambi e cambi in meglio, finché non si riesce più a dire ‘basta’.

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  4. Una sola parola per definirti: coraggio. Il coraggio di dirlo, come hai detto tu in qualche risposta ad un commento sopra, ma è qualcosa che TI dovevi, che in qualche modo doveva uscire perchè non oso immaginare cosa non hai dovuto sopportare in tanto tempo con un essere simile. Il coraggio di ricominciare, di affrontare di nuovo tutto e tutti, ma soprattutto te stessa, perchè credo che quello che fa più male è la domanda che ti sarai posta un milione di volte: come mai non me ne sono accorta in tempo? Il coraggio di essere rimasta te stessa, con quella voglia di vivere che non credo verrà mai meno. Il coraggio di affrontare una nuova storia, con l’augurio che possa, anche solo in parte, renderti quello che il destino finora ti ha sottratto… Un bacio ed un sorriso cara Nazaria…

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  5. Ho iniziato a leggere e confesso che più leggevo e più non credevo a ciò che leggevo. No, non può esistere una persona del genere, non può esistere chi permetta ad uno così di comportarsi così. Ho sperato quindi che fosse una sorta di racconto, una iperbole. Mi ero sbagliato. Contento per te che ne sei venuta fuori. Rimane tanta amarezza però.

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