Estemporanea

  

Ma ve l’immaginate che gran scena?
Lui fermo in macchina. Dubbioso. Titubante.

Lei dietro la porta, immobile. 

Ferma esattamente dove lui l’ha lasciata. 

Sospesa, diciamo.

Magari una lacrima che rotola su uno zigomo.

No. Siamo seri. Più d’una.

Un addio. Un arrivederci che sa di un addio. 

La frustrazione di aver trovato qualcosa che non può realizzarsi. Esplicarsi, forse.

E poi il citofono, un sorriso, la porta che si apre, l’ascensore che ti restituisce un attimo che pensavi già finito.

Come dite?

Leggo troppo? 

Dio mio lo so, lo so, lo sooooooo.

Leggo davvero troppo.

Eppure non credete sarebbe bello? Per quanto assurdo, improbabile, impossibile. Per quanto mero soggetto di letteratura alla (peggior) Jane Austen, non pensate sarebbe bellissimo?

Io credo che, semplicemente, ci si potrebbe leggere tanta grandezza dentro.

Com’è il fatto? Termina pur sempre con un addio?

Intanto nella vita non è dato mai sapere (che ci sono le reicarnazioni e quelle pippe mentali che aiutano sempre, in certi momenti), ma poi, io dico, vuoi mettere che addio?

Che sa di arrivederci.

Che lascia un odore addosso.

Che ti asciuga una lacrima.

Omg. Anzi ogm. Nazaria la romantica prevarica ogni tanto. La rinchiudo e torno a leggere. Scelgo un romanzo storico, tranquilli.

Almeno lì (si spera) gli addii non dovrebbero essere narrati con penne intrise di miele.

Però dico…non credete…cioè non dite che, oh si, insomma. Non ritenete che sarebbe bellissimo?

Okokokokok vado vado vado.

Faccio ammenda. 

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67 pensieri su “Estemporanea

  1. Siii evviva i lieto fine, bisogna sempre crederci se ce n’è davvero la possibilità, la speranza in quei casi non deve morire!
    E poi con tutto sto Bondage, sta trasgressione ricercata che circola in giro, un tocco di romanticismo ci sta troppo bene, anzi ce ne vorrebbe di più 🙂
    Un sorriso abbraccioso e coccoloso

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  2. Cara Nazaria,
    E certo che sarebbe bello!
    E certo che ci sarebbe tanta grandezza!
    Parafrasando colpevolmente una frase di Pascal, circa il fatto che i nostri problemi derivino essenzialmente dal non saper rimanere in una stanza da soli; io aggiungo che se la stanza è l’addio (e lo è, nei confronti del mondo), e se la frase è vera (e lo è, non vedo pareti attorno a me, in questo momento passeggio… ), beh allora la riapertura di quella porta che potevamo lasciare chiusa è la sublimazione di quella rinuncia! E quindi, vuol dire che traiamo infinita bellezza dal capovolgimento di una situazione che negativa sul nascere.
    Ed è nostra natura, dato che quella stanza la apriamo sempre, ogni giorno!
    Quindi, come tutte le cose che si ripetono, mettiamo pure che sia scontato, e dunque asseriamo “da romanticoni”, ma non abbiamo scelta!
    E se non abbiamo scelta, non abbiamo colpa!
    E se non abbiamo colpe, neanche tu ne hai!
    Nazaria, sii pure “romanticona”!
    D’altronde, anche i più perfidi detrattori aprono quelle porte…
    Magari in silenzio (mentre tu, all’opposto, lo decanti) ma lo fanno…
    Non sei sola, quindi…
    No, non lo sei!
    Si, Naza’, sarebbe bellissimo se lui tornasse indietro e lei gli aprisse la porta…

    Buonanotte mia cara Nazaria.
    E come sempre, grazie!
    Diego

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    • Diego!
      Buonasera (anzi quasi buongiorno, che a momenti è la mezza e scavalliamo nel mio compleanno).
      Piacevole (as usually) leggerti.
      Aveva ragione Pascal ed hai ragione tu nel paragonare la stanza ad un addio. Una sorta di non essere in cui ci si rifugia.
      Quante ne vorrei aprire di quelle porte. Quante ne vorrei sentire di serrature che cedono sotto il peso di un singhiozzo che torna indietro per un istante.
      Si. Hai ragione. Sarebbe bellissimo. Davvero bellissimo.
      Buonanotte a te

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    • La sottile linea di demarcazione tra l’uomo e l’animale è il libero arbitrio. Posto che siamo tutti mossi da istinti e pulsioni (dalle più elementari e fisiologiche a quelle più alte e morali) la bellezza dell’uomo è poter scegliere. Decidere.
      Così se un uomo accende un auto e non parte e una donna prende (magari – come dici tu) il telefono in mano e scorre le chiamate per cercare quel numero, i due stanno semplicemente esercitando un istinto.
      Ma se, posto per assurdo, lui gira in senso antiorario la chiave, il tempo si ferma e lo assale e lei, nel mentre, fa partire la chiamata e il suono del citofono ritorna in audio come troppo vicino, beh, quello e solo quello è sublimazione dell’essere umano.
      È libero arbitrio. È consapevolezza.
      E se (purtroppo si ragiona di se) lei si butta in un abbraccio già pronto ad essere dato, con un profumo che già le è entrato sotto la pelle, nelle anse del cuore, nelle pieghe della mente, beh, quello, allora, quello può essere solo qualcosa. E non lo definiamo. Lasciamolo sospeso. Come il mio tempo, qui.
      Se. Laddove. Quantunque questa fosse una scena reale. Beh… credo azzererebbe molto. Sarebbe cosa da raccontare alle amiche, in quelle sere trascorse a parlar male dei maschi, mentre consoli una di voi che è stata ancora tradita. Sarebbe bello, non trovi, poter dire: “ma lo sapete che…”.
      Riderebbero tutte. Altro giro di negroni (io lo adoro) e la convinzione che uomini così non ne esistono.
      Mettiamo caso. E se. Estemporaneamente accadesse.

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  3. L’ascensore che ti restituisce un attimo che credevi perduto, come se fosse rinchiuso per sempre in quella scatola… credo che negli ascensori il tempo non passi mai. È lì che snodi il pensiero, perché sei ancora in tempo per tornare indietro, e in quel minutoemezzo nel quale vinci la gravità, si condensano i momenti vissuti insieme, nel bene e nel male. L’unica cosa che il corpo tradisce è l’aumento di pressione, il calore generato dal pensiero “ma è giusto tornare indietro? Dopo tutto quello che mi ha fatto… o sto schiacciando questa pulsantiera solo perché mi corrode l’idea di saperla sofferente? O forse solo per una stupida responsabilità…” e non ti accorgi che sei quasi giunto al piano e ti guardi allo specchio chiedendoti cosa fare, cosa dire, cerchi in quel riflesso le parole giuste… ma le uniche che trovi sono “è che insieme è un’altra cosa”.

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  4. Parlando di romanticismo mi sorge spontaneo l’accostamento a quello che ha scritto GigiFaggella a proposito dei libri e del piacere che si prova nel tuffare il viso tra le pagine. Bene, i lettori di un E book non sanno cosa si perdono! Il romanticismo è la stessa cosa, è come tuffare il viso e il cuore tra le pagine della vita, chi non lo fa è come se vivesse una vita insulsa e priva di stimoli.

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    • Cara la mia Suzie (posso, si?) concordiamo su diversi piani io e te.
      Un e-book credo non lo digerirò mai. Ci provo. Magari qualcosa in e-digital potrei anche arrivare a leggerla, ma… Vuoi mettere la carta?. Se siamo qui, ora, con un blog, a discutere di questo, vuol dire che forse, e ancora, c’è una piccola lucina per quei romantici che se ne vanno a caccia di stelle nel buio della notte.

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  5. la speranza che possa avverare la trasformazione di un addio in arrivederci con tanto di dito che asciuga lacrime è l’ultima a morire come è giusto che sia.
    Tra sperare e concretizzare questo pensiero c’è un piccolo fossato da colmare. Qui il Lui o la Lei (siamo o non siamo in pari opportunità?) deve fare il primo passo per gettare la passerella.
    Comunque leggi troppo? E fai bene. Leggi romazi rosa? E’ fai bene. Il post mi piace per come è stato scritto.

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  6. Il romanticismo è l’unica cosa che ormai mi fa sentire parte di un genere che, altrimenti, definire umano sarebbe da ottimisti.
    Tempo fa, per amore, solo per amore, e per poesia, solo per poesia, feci circa 250 km in tre ore solo per guardare lo stesso mare che guardavano gli occhi di lei. Quel gesto mi riempì la vita, anche se lei non c’è più.
    Gli addii non sono belli perché è il definitivo che non gradisco, sa troppo di fine. Meglio un “le faremo sapere”? No. Meglio semplicemente un ciao senza tempo.

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      • Nel tempo sospeso c’è tanta mia vita, fatta di tante cose, spesso pragmaticamente del tutto inutili, ma così cariche di emozioni da riempirmi la vita stessa. Una sensibilità, tante volte maledetta, un viaggio aprendo ali senza conoscere il cielo, ma con la consapevolezza che esiste, anche quando mi dicono che non è vero.

        Grazie.

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