Odore di pizza e vociare di amici.

1

Estate
Caldo
Terrazza
Peroni Chill lemon (mamma non predicare è a bassa gradazione alcolica!)
Libro di McGrath di fianco (Follia, ndr).
Santo cavolo di un cellulare sempre a vibrare.

Cena: andata.
Lavoro: finito.
Amici: ok.
Status sociale: me&me (it’s so fantastic).

Mo… Iniziamo con una disincantata analisi su me stessa.
Se mi guardo allo specchio ho le ginocchia sbucciate.
Eh si. Ma mica pochino come potete pensare voialtri.
Stavolta sono caduta e mi sono fatta veramente male.
Ora, a mia discolpa, diciamo che più che “cadere” sono inciampata contro una “mazzata” epocale che devo ancora ben discutere con il padreterno (quello stesso che imploravo qualche post fa di fornirmi di vescica auto pulente notturna).
Un dolore atroce, che mi ha piegata per diversi giorni e che si è insinuato ora, mentre sta imparando a fare meno male, tra le pieghe della pelle.
Ci costruirò la mia vita intorno, inglobandolo e portandolo con me.
Chè ogni dolore aiuta a crescere, dal più piccolo al più grande. E costruisce ciò che siamo.

Mi sono scoperta capace ancora una volta di rialzarmi, di decidere di andare avanti e seppur con Tintura di Iodio da portare sempre in borsa, questa esperienza mi ha insegnato che ce la possiamo fare. Sempre e comunque, perché a nessuno di noi è mai dato sapere cosa riserva il fato e se esso si manifesterà in modo funesto o benevolo.
Comunque sia è il fato.

E per ogni colpo, o caduta, o acquazzone che ti colga quando indossi gli abiti più leggeri del tuo guardaroba, c’è sempre (e davvero c’è sempre) il bene/maledetto rovescio della medaglia.
Io lo chiamo “maniglione antipatico”, che poi è quella cosa cui ti aggrappi disperatamente per sfuggire da una situazione.
Però, a rifletterci bene, l’apertura è sempre verso l’esterno, verso qualcosa di nuovo, mai visto, magari insperato.
Comunque sia aperto.
Un posto dove la mente può spaziare.

Erano le 23.35 del 28.06.2015 ed io, incapace di trovare una maniglia cui appigliarmi, scrivevo questo:

Ho tolto le lenzuola, mamy.
C’era ancora la tua piccola macchietta di pipì.
Le ho piegate e le ho messe accanto a me. E adesso faccio uno stupido gioco.
Ti chiamo. Da più di qualche minuto. Aspetto di sentire il rumore di cavalluccio sul parquet. Ma non succede proprio nulla. Eppure giurerei che sei ancora qui.
Non sono ancora riuscita a lavarmi.
Togliermi la maglietta e il pantalone dove ti ho stretto forte.
Non c’è il tuo odore sopra. No. Tu profumavi di nulla. Quell’odore che ora credo sia degli angioletti.
Ma penso che se mi spoglio, se tolgo le mie cose, allora tu vai via.
Sai, ho visto una signorina, oggi.
Cicciottella. Ma sono sicura a te piacerebbe. Ci avresti giocato. Nel tuo modo un po’ irruento. Pulcettino monello. Ci avresti giocato come solo tu sapevi fare.
Vorrei portarla a casa.
Darle la tua cuccia. E un po’ di quell’amore smisurato che adesso sembra essere solo di troppo.
Che dici amore mio? Potrai mai perdonarmi? Potrai mai capire che mai nessuno sarà come te, ma che ho bisogno di colmare quel vuoto?
Ti vedo disteso al sole nel tuo triangolino di luce. Credi che piacerà anche a lei?
Dimmi di si amore di mamma. Dimmi che posso farlo.
Dimmi che comprendi che il mio amore, per te, non sarà mai intaccato.
Mi resterà per sempre, di te, l’istante in cui ti ho scelto.
Pollicina è bella. Ma non sarà mai te.
Non te me andare, mamma.
E resta a giocare con me.
Piccolo Ares non andartene via da me.

Di lì a qualche giorno ho sentito suonare alla porta.
Ho aperto tra i fumi di un sonnellino pomeridiano che mi aveva colta (abbastanza impreparata) letteralmente accartocciata nel divano in cui tentavo di rifugiarmi da qualche giorno.

Lì per lì non ho visto niente.
Poi qualcosa mi ha inumidito le gambe ed ho scoperto un adorabile musino.
Pollicina era arrivata, era a casa. Era con me.

Dietro di lei un fantastico odore di pizza, ed il vociare dei miei amici.
Di quelli che si sono uniti e sono riusciti a dare un senso logico finanche ad un gruppo su Whatts App (sono candidati al Nobel).
Mi hanno regalato Pollicina.

Oggi, mentre frettolosamente mi vestivo, imprecando contro il tempo, l’orologio (che giuro su Dio ce l’ha con me), i vestiti che non andavano a tono con l’orecchino appena scelto e amenità simili, con la coda dell’occhio ho intercettato questo:

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Ditemi ora voi sei io non devo pensare di essere sempre, e comunque, fortunata.
Lei era lì. Proprio lì. In QUEL preciso, piccolo e tanto caro triangolino di luce.

Grazie ragazzi.
Grazie Laura, Danilo, Melania,

 Andrea, Cinzia, Laura, Giuseppe, Mariangela.

Grazie perché oltre a regalarmi il sorriso di nuovo e a colmare un vuoto, mi avete regalato una immagine di me diversa. Migliore. Più vera.

E ora fatemi andare. Santa Pollicina delle 7 piaghe ha deciso di distruggere il cestino in cui tengo le sue cose.
Pollicinaaaaaaaaaa vieni quì!

(Ps. In tutto questo c’è qualcuno che mi ha detto, strappandomi un sorriso, che vuole diventare me. Mia Mel. Mia dolce, dolce, Mel. Lo sai, si? Il bene che ti voglio. No. Non credo tu possa nemmeno immaginarlo)

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25 pensieri su “Odore di pizza e vociare di amici.

  1. Ho pensato più volte se dirti o meno che una new entry avrebbe aiutato… e molto… perché un consiglio spassionato di questo tipo può sembrare irriverente ed irrispettoso, ma l’ho provato sulla mia pelle: quanto dolore, quante lacrime per Yoghi che non c’era più, ancora mi fa male, ma il dover rincorrere Bubu cucciola monella mi ha guarita… e io lo so che me l’ha mandata Yoghi per lenire la disperazione altrimenti non l’avrei incontrata sulla mia strada nove giorni dopo. Ora Bubu ha una compagna di giochi (e di distruzioni): Polly, caratterialmente tanto simile a Yoghi, nera come lei, persino l’odore assomiglia al suo… e allora lei rimane nel mio cuore, ma finalmente con queste due monelle sto bene.
    E ora corri ad abbracciare Pollicina 🙂

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    • Sai cosa mi piace di questa dimensione, di questo spazio tutto mio, di questo tempo sospeso?
      Che si incontrano persone come te.
      Vere.
      Un mondo virtuale che mi regala, da un anno, un reale che ha dell’inverosimile.
      Se hai provato quel dolore davvero puoi capirmi. Io stessa ero scettica, prima, pur rispettando, per educazione, cultura e, soprattutto, modo di essere, ogni singolo dolore altrui.
      La mia Pollicina (detta Polly :-)) mi ha riportato il sonno, e con questo i sogni.
      E si, anche lei me lo ricorda. Sono convinta che il fratellino le abbia passato il testimone. Non c’è nessuna altra spiegazione al fatto che lei si sia messa a dormire esattamente nello stesso posto sul mio collo dove si accucciava lui. Grazie infinite.
      Un abbraccio

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  2. e dentro avverti un dolore sordo che non ti lascia…….ma un sorriso meraviglioso spunta dagli occhi teneramente fissando gli occhietti a spillo di quel nuovo esserino di quella pulce stupenda e dolcissima.

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  3. Mi viene da dirti che hai fatto benissimo e Pollicina è il simbolo vivente di una vita che ha le sue regole a cui nessuno può sottrarsi…che non si ferma mai, che prende e che da. hai perso qualcuno ma qualcuno è arrivato…vivi l’attimo, il presente, sorridi dell’oggi…è l’unico modo per sopravvivere alla vita 😉

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