A Gazan girl

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Questa mattina, scorrendo Facebook , ho trovato questa foto.
Anzi credo che sia lei che abbia trovato me.
Meravigliosamente struggente e dolorosa.
Difficilmente lascio un “mi piace” a cose di questo genere.
Temo di banalizzarle.
Mi limito ad ammirare chi ha la CONOSCENZA ed il coraggio di pubblicarle con cognizione di causa.
Ma quella ragazzina che raccoglieva i libri mi ha presa subito per mano.
Ed é stato come se i chilometri si azzerassero e non ci fosse più un qui ed un là.
Ho sentito nel naso la polvere, nelle orecchie il rumore di chi cammina sulle macerie e i battiti del cuore accelerati.
20 giorni. 1032 morti stimati.
Per non fare statistiche banali, ogni ora muoiono due persone o poco più. Ed il numero è destinato a crescere, a mio avviso.
Quello che mi sconvolge è quanto, in questo conflitto, si applichi in maniera sistematica il concetto di ingroup ed outgroup tanto caro alla psicologia sociale. In relazione all’out-group, al rifiuto delle norme e dei valori che lo caratterizzano, l’in-group diventa parametro di riferimento per i comportamenti dei membri.
Quasi come se, in un certo qual modo, quelle persone avessero meritato il loro destino e noi non potessimo fare altro che compiacerci del nostro finto coinvolgimento emotivo.
Sospetto che ci portiamo dietro il retaggio culturale fascista dell’orticello da coltivare e dal quale attingere le risorse e le risposte alla nostra esistenza e il bias di sistema insito nell’essere umano per il quale ci deve SEMPRE essere uno squilibrio tra le parti.
Tutto questo, peró, si scontra fortemente con il processo di globalizzazione che forse, più per emulazione Americana, che per profonda convinzione, abbiamo fortemente voluto.
Nel nostro ingroup si esplica fortemente il processo di rimozione.
È un istinto di auto conservazione.
La mente cancella quello ci ferisce, nell’ottica di una spinta evoluzionistica positiva.
Ma credo che il Darwinismo puro l’avremmo dovuto abbandonare giusto qualche anno fa, dirigerci verso un concetto più ampio di essere umano.
Loro sono come noi.
Noi siamo come loro.
Nessuna ragazzina dovrebbe avere quella fierezza nello sguardo mentre raccoglie scampoli preziosi della sua vita.
Noi, questo, non lo capiremo mai.

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